Giornata mondiale del cancro, il cancro si affronta sul territorio

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Fabio Turone (Agenzia Zoe)

L'impatto della pandemia sui malati di tumore è drammatico in tutta Europa, con alcuni paesi che, secondo i dati diffusi dall'Organizzazione Mondiale della Sanità hanno visto addirittura dimezzare la disponibilità di servizi oncologici, e aumentare tragicamente le diagnosi tardive e l'erogazione delle terapie meno urgenti, per cui è inevitabile che la giornata mondiale contro il cancro, che come ogni anno si celebra il 4 febbraio, rappresenti un momento di riflessione sulle strategie da adottare per recuperare terreno.

"Nella regione europea è possibile prendere il controllo della trasmissione del virus per la compresenza di tre elementi" ha spiegato Hans Henri Kluge, direttore dell'OMS per l'Europa. "Un ampio capitale di immunità da omicron, naturale e indotta dai vaccini; una stagione favorevole via via che usciamo dall'inverno; e una minore gravità di omicron, che oramai è stata adeguatamente confermata". Se sapremo adottare le giuste misure, secondo Kluge, abbiamo davanti un periodo di "cessate il fuoco" che potrebbe preludere a una pace durature. Questo risultato passa attraverso il consolidamento e mantenimento dell'immunità con vaccinazioni e richiami, attenzione ai soggetti più vulnerabili, promozione dei comportamenti protettivi e della responsabilità individuale (anche se con un'attenuazione delle imposizioni così da limitare gli effetti socio-economici non necessari), e infine l'intensificazione della sorveglianza per rilevare tempestivamente la comparsa di eventuali nuove varianti.

Alla luce della situazione odierna, l'Associazione italiana di oncologia medica ha invocato l'avvio di un "recovery plan" contro il cancro. L'AIOM ha denunciato in particolare le criticità dell’assistenza domiciliare oncologica, disponibile solo in due terzi dei 371 reparti oncologici disseminati sul territorio nazionale.

"Serve subito un piano di recupero dell’oncologia, per colmare i ritardi nell’assistenza ai pazienti oncologici, che vada dalla diagnosi alla chirurgia, alla terapia medica fino alla radioterapia"  ha spiegato Saverio Cinieri, presidente uscente di AIOM, invocando "un’adeguata programmazione, che preveda l’assegnazione di risorse e personale dedicato". In assenza di un investimento significativo e di un adeguato sforzo organizzativo e di programmazione di medio-lungo termine, le oncologie non saranno in grado di affrontare l’ondata di casi di cancro in fase avanzata stimati nei prossimi mesi e anni.

"La revisione dell’assistenza oncologica non deve fermarsi all’ospedale" ha aggiunto il segretario dell'AIOM Massimo Di Maio. "La scarsa comunicazione tra i centri oncologici e il territorio determina ritardi nell’accesso agli esami e agli specialisti durante la fase diagnostica, con potenziali ripercussioni sulle opportunità di individuazione precoce della malattia. Va rafforzata questa connessione all’inizio del percorso assistenziale, prima ancora che una persona diventi un paziente oncologico. E non appena il trattamento attivo inizia, va contattato il medico di base per informarlo sullo scopo del trattamento, sulle possibili tossicità e sull’evoluzione prevista della situazione clinica. Servono medici territoriali specializzati in oncologia oppure bisogna garantire a tutti i medici di famiglia una formazione intermedia nella gestione dei malati di cancro. Investire nel territorio può rendere più sostenibile l’assistenza oncologica».