Gestione perioperatoria dei pazienti con fibrillazione atriale in cura con anticoagulanti diretti orali


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Messaggi chiave

  • Nei pazienti con fibrillazione atriale (AF) in terapia con anticoagulanti orali diretti (DOAC), una strategia di interruzione e ripresa del trattamento basata sulle caratteristiche farmacocinetiche dell'anticoagulante usato, la clearance della creatinina del paziente e il rischio emorragico legato al tipo di intervento è risultata associata a bassi tassi di sanguinamento e tromboembolia arteriosa, anche senza bridging con eparina o test di coagulazione preoperatori.

Descrizione dello studio

  • Studio di coorte condotto in 23 cliniche di Canada, Stati Uniti ed Europa (PAUSE), su un totale di 3.007 pazienti con AF in trattamento con apixaban, dabigatran etexilato o rivaroxaban.
  • Strategia adottata: DOAC interrotti 1 o 2 giorni prima dell'intervento a seconda che si trattasse di una procedura a basso o alto rischio di sanguinamento; DOAC ripresi 1 oppure 2-3 giorni dopo rispettivamente una procedura a basso o alto rischio di sanguinamento.
  • Follow-up a 30 giorni dopo l'operazione.
  • I principali esiti erano sanguinamento maggiore, tromboembolia arteriosa (ictus ischemico, embolia sistemica e attacco ischemico transitorio) e la percentuale di pazienti con un livello anticoagulante residuo non rilevabile o minimo (

Risultati principali

  • Dei 3.007 pazienti con AF (età media [DS] 72,5 [9,39] anni; 1.988 uomini [66,1%]) 1.257 (41,8%) erano in trattamento con apixaban, 668 (22,2%) con dabigatran e 1.082 (36,0%) con rivaroxaban; 1.007 pazienti (33,5%) avevano una procedura ad alto rischio di sanguinamento.
  • Il tasso di sanguinamento è stato dell'1,35% (IC 95%, 0-2,00%) nel gruppo apixaban, 0,90% (IC 95%, 0-1,73%) nel gruppo dabigatran e 1,85% (IC 95%, 0-2,65%) nel gruppo rivaroxaban.
  • Il tasso di tromboembolia arteriosa è stato dello 0,16% (IC 95%, 0-0,48%) nel gruppo apixaban, 0,60% (IC 95%, 0-1,33%) nel gruppo dabigatran e 0,37% (IC 95%, 0-0,82%) nel gruppo rivaroxaban.
  • Nei soli pazienti sottoposti a una procedura ad alto rischio di sanguinamento, i tassi di emorragie gravi sono stati rispettivamente del 2,96% (IC 95%, 0-4,68%) nel gruppo apixaban e del 2,95% (IC 95%, 0-4,76%) nel gruppo rivaroxaban.

Limiti dello studio

  • Il gruppo con dabigatran non ha raggiunto la numerosità campionaria attesa.
  • Risultati non generalizzabili a altri DOAC non analizzati.
  • Pazienti con tromboembolia venosa non inclusi.

Perché è importante

  • La strategia è semplice e facilmente applicabile in clinica.