Gestione ed esiti nella fibrillazione atriale non valvolare con concomitante scompenso cardiaco


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Messaggi chiave

  • In una popolazione con fibrillazione atriale (FA) non valvolare e scompenso cardiaco congestizio (SCC), i pazienti con cardiomiopatia ischemica (CMI) hanno avuto meno probabilità di ricevere anticoagulanti con o senza antipiastrinici e una maggior probabilità di ricevere solo terapia antipiastrinica rispetto a quelli con cardiomiopatia non ischemica (CMNI).
  • I pazienti con CMI hanno mostrato inoltre esiti peggiori in termini di mortalità per tutte le cause e cardiovascolare (CV).
  •  I medici dovrebbero optare per trattamenti attivi sia per la fibrillazione atriale che per lo scompenso, soprattutto in pazienti con CMI.

Descrizione dello studio

  • Per l’analisi sono stati utilizzati i dati del registro prospettico e di non intervento GARFIELD-AF nel quale erano inclusi poco più di 52.000 pazienti.
  • Sono stati inclusi nell’analisi 11.738 pazienti con almeno 18 anni di età, una nuova diagnosi di FA (durata minore o uguale a 6 settimane) e almeno un fattore di rischio per ictus.
  • Sono stati valutati i tassi di decesso, ictus/embolia sistemica e sanguinamento maggiore a 1 anno.
  • Le principali misure di esito erano i tassi di evento per 100 anni-persona.
  • Fonte di finanziamento: grant di ricerca Bayer AG al Thrombosis Research Institute di Londra, sponsor del registro GARFIELD-AF.

Risultati principali

  • Tra gli 11.738 pazienti con SCC coinvolti nell’analisi, il 40,2% presentava CMI e il 59,8% CMNI.
  • Gli anticoagulanti orali con o senza farmaci antipiastrinici sono stati utilizzati nel 60,1% dei pazienti con CMI e nel 73,7% di quelli con CMNI.
  • Farmaci antipiastrinici sono stati prescritti in monoterapia al 34,4% e al 15,5% dei pazienti con CMI e CMNI, rispettivamente.
  • L’uso di ACE inibitori/bloccanti del recettore dell’angiotensina (72,6% vs 60,3%) e di β bloccanti (63,3% vs 53,2%) è risultato più elevato nei pazienti con CMI che in quelli con CMNI.
  • Sono stati osservati tassi di decesso per tutte le cause e per cause CV per 100 anni-paziente significativamente superiori nel gruppo CMI (decesso per tutte le cause: CMI 10,2 e CMNI 7,0; decesso CV: CMI 5,1 e CMNI 2,9).
  • I tassi di ictus/embolia sistemica hanno mostrato una tendenza ad essere più elevati nei gruppi CMI rispetto a quelli CMNI (CMI 2,0; CMNI 1,5).
  • I tassi di sanguinamento maggiore sono risultati significativamente maggiori nel gruppo CMI (1,1) rispetto a quello CMNI (0,7).

Limiti dello studio

  • La cardiomiopatia ischemica è stata definita in modo retrospettivo.
  • La popolazione dello studio era composta in larga misura da soggetti bianchi e asiatici.

Perché è importante

  • La presenza concomitante di FA e SCC peggiora la prognosi rispetto alla presenza delle singole patologie.
  • Le strategie di trattamento prevedono l’uso di farmaci per lo scompenso e di terapie per la prevenzione dell’ictus e dipendono anche dall’eziologia della cardiomiopatia.
  • L’analisi di registri specifici può aiutare a valutare e migliorare le strategie di gestione attuale e gli esiti in questa popolazione.