Gestione domiciliare del COVID-19: le raccomandazioni italiane

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Con l’arrivo della variante Omicron si è assistito in Italia e in gran parte dei paesi occidentali a un grande incremento del numero di infezioni da SARS-CoV-2 che però, grazie anche alle campagne vaccinali del 2021, vedono molte persone infettate dal virus ma asintomatiche oppure con sintomi lievi.

Questi casi non pesano sul sistema ospedaliero e possono essere trattati a domicilio senza particolari problemi, ma perché questo sistema di cure domiciliari funzioni al meglio è necessario conoscere con precisione le raccomandazioni su quali farmaci utilizzare e quando utilizzarli.

L’armamentario terapeutico contro il Covid-19 si è infatti notevolmente arricchito e oggi è possibile utilizzare diverse classi di farmaci per contrastare la malattia nei pazienti non ricoverati: dagli anticorpi monoclonali agli antivirali, passando per paracetamolo e farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS).

In questo contesto le principali istituzioni e agenzie del farmaco mondiali si stanno muovendo per fornire ai medici raccomandazioni pratiche utili per gestire al meglio i pazienti e le nuove opzioni di trattamento.

In un articolo recentemente pubblicato su JAMA, tre esperti illustrano le opzioni di trattamento “nell’era Omicron” secondo il punto di vista e le raccomandazioni statunitensi attuali. La stessa Organizzazione mondiale della sanità aggiorna costantemente (l’ultima volta il 14 gennaio 2022) le proprie linee guida sulle terapie anti-Covid attualmente disponibili e raccomandate sulla base dei più recenti risultati degli studi clinici.

In Italia, AIFA non è da meno e prevede sul proprio sito una sezione dedicata ai “Farmaci utilizzabili per il trattamento della malattia COVID-19” dove sono pubblicate schede specifiche per diversi trattamenti. Come si legge sul sito, lo scopo è fornire “informazioni aggiornate sui farmaci utilizzati al di fuori delle sperimentazioni cliniche, come quelli commercializzati per altre indicazioni che vengono resi disponibili ai pazienti, pur in assenza di indicazione terapeutica specifica per il COVID-19, sulla base di evidenze scientifiche spesso piuttosto limitate”.

Altre sezioni riguardano più in dettaglio l’uso degli anticorpi monoclonali e degli antivirali e non mancano infine raccomandazioni sui farmaci per la gestione domiciliare della malattia.

Su queste ultime raccomandazioni, preziose per i medici di medicina generale, ci concentreremo in questo articolo, prendendo anche spunto dalla più recente cronaca italiana per chiarire alcuni dubbi e possibili fraintendimenti.

 

Il “caso” azitromicina

Non esistono antibiotici efficaci per il COVID-19. Lo afferma a gran voce AIFA in un recente comunicato stampa, emesso di fronte alla recente “corsa all’azitromicina” cui si sta assistendo in Italia. Si tratta di un incremento enorme (e scientificamente ingiustificato) della richiesta e dell’acquisto di questo antibiotico della famiglia dei macrolidi utilizzato normalmente in caso di infezioni delle alte e basse vie respiratorie, infezioni odontostomatologiche, infezioni della cute e dei tessuti molli, uretriti non gonococciche, ulcere molli. Il tutto si traduce in una carenza del farmaco a livello nazionale che è il risultato dalla prescrizione al di fuori delle indicazioni previste.

Viene da chiedersi come mai un antibiotico sia così richiesto nel caso dell’infezione da SARS-CoV-2, un virus, e della malattia che ne consegue, il COVID-19.

Una delle ragioni potrebbe essere, come riferito in una scheda AIFA dedicata al farmaco, il fatto che studi in vitro e in vivo hanno dimostrato che i macrolidi sono in grado di mitigare l'infiammazione e modulare il sistema immunitario, riducendo per esempio la produzione di citochine proinfiammatorie e stimolando la fagocitosi da parte dei macrofagi alveolari.

Ciò non basta però a raccomandare l’utilizzo dell’antibiotico per curare il COVID-19.

Su questo punto gli esperti AIFA non hanno dubbi: “La mancanza di un solido razionale e l’assenza di prove di efficacia nel trattamento di pazienti COVID-19 non consente di raccomandare l’utilizzo dell’azitromicina, da sola o associata ad altri farmaci con particolare riferimento all’idrossoclorochina, al di fuori di eventuali sovrapposizioni batteriche”.

Lo hanno ribadito anche nel già citato comunicato stampa, nel quale spiegano che “non vi è alcuna evidenza che l’utilizzo dell’azitromicina abbia un effetto protettivo sulla evoluzione di COVID-19, né in termini di riduzione della trasmissione, né dei tempi di guarigione, o della mortalità”.

Infine un messaggio rivolto a operatori sanitari e alla popolazione generale: “l’Agenzia richiama tutti, prescrittori e cittadini, alla responsabilità di usare le terapie antibiotiche solo ove indicate”. Un’azione fondamentale per contrastare l’insorgenza di resistenza agli antibiotici, enorme problema di salute pubblica.

 

Cosa usare e cosa evitare

Per aiutare i medici a gestire in modo appropriato le terapie oggi disponibili per la gestione domiciliare dei pazienti con COVID-19, AIFA mette a disposizione una scheda con raccomandazioni aggiornate. L’ultima versione, la numero 4, è datata 14 dicembre 2021.

Eccone una breve sintesi.

  • Per la terapia sintomatica possono essere utilizzati paracetamolo e FANS in caso di febbre e dolori articolari, oltre ad altri farmaci sintomatici su giudizio clinico.
  • Gli anticorpi monoclonali oggi disponibili in Italia (sotrovimab, associazione casirivimab/imdevimab e associazione bamlanivimab/etesevimab) possono essere utilizzati in particolari condizioni e popolazioni. Sono candidabili, come si legge nella scheda AIFA, “soggetti di età pari o superiore a 12 anni (e almeno 40 Kg), positivi al SARS-CoV-2, non ospedalizzati per COVID-19, non in ossigenoterapia per COVID-19, con sintomi di grado lieve-moderato e che sono ad alto rischio di COVID-19 severa”. Inoltre la malattia deve essere insorta da non più di 7 giorni, a parte alcune eccezioni descritte nella scheda, dove sono presenti anche informazioni sulla posologia e su eventuali fattori di rischio.
  • L’uso dei corticosteroidi a domicilio può essere preso in considerazione nel caso di pazienti con fattori di rischio di progressione di malattia, di fronte a un peggioramento dei parametri pulsossimetrici che renda necessaria l’ossigenoterapia e qualora non sia possibile il ricovero immediato in ospedale. Si ricorda comunque che
  • L’uso routinario dell’eparina non è raccomandato nei pazienti non ricoverati e non allettati, data la mancanza di prove di un beneficio clinico legato a tale trattamento. Il farmaco può essere utilizzato a dosaggi profilattici in pazienti allettati.
  • Decisamente non raccomandati sono invece gli antibiotici di qualunque tipo (ad eccezione di casi di sovrainfezione batterica dimostrata o clinicamente sospetta), clorochina e idrossiclorochina e gli approcci a base di lopinavir/ritonavir o darunavir/ritonavir o cobicistat.