Fumare fa male anche all’udito

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
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Messaggi chiave

  • Lo status di fumatore si associa a risultati peggiori nei test audiometrici.
  • Chi nel corso della vita ha fumato, ma poi ha smesso ottiene gli stessi risultati di chi non ha mai fumato.
  • Smettere di fumare può migliorare la salute dell’udito.

 

L’elenco dei danni provocati dal fumo comprende un effetto negativo sulla salute dell’udito. L’associazione tra tabagismo e una peggiore capacità di percepire i suoni è dimostrata da uno studio condotto dalla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora in cui emerge come i test audiometrici di un fumatore abituale diano esiti peggiori di quelli di chi non ha mai fumato in vita sua o di un ex-fumatore. Il fatto che chi smette di fumare abbia una salute dell’udito paragonabile a quella di chi non si è mai accostato al tabacco è uno dei molti incentivi che il medico può illustrare al paziente per promuovere la cessazione dall’abitudine al fumo.

I dati utilizzati nello studio, pubblicato su JAMA Otolaryngology - Head & Neck Surgery, sono stati raccolti nello studio trasversale The Atherosclerosis Risk In Communities (ARIC) Study, avviato nel 1987 per studiare cause ed esiti dell’aterosclerosi in quattro comunità degli Stati Uniti. Sono stati inclusi nell’analisi i partecipanti che avevano effettuato la visita audiometrica nel corso della sesta visita di follow-up, durato complessivamente 30 anni, a condizione che fossero disponibili precise informazioni sullo stato di salute e sugli stili di vita. Gli esami audiometrici consistevano nell’esame tonale Pure-Tone Average (PTA) e nel test Quick Speech-in-Noise (QuickSIN), che valuta la capacità di percepire il parlato con rumore di sottofondo.

La coorte comprendeva 3.414 partecipanti che al momento degli esami audiometrici avevano un’età compresa tra 72 e 94 anni. Un quarto dei partecipanti apparteneva al gruppo dei bianchi, gli altri al gruppo degli afroamericani. L’85,3% dei partecipanti non aveva mai fumato o aveva già smesso alla baseline, il 10,8% aveva smesso durante il periodo dello studio e il 4,0% era un fumatore abituale. Lo status di attuale fumatore si associava a un risultato meno buono sia nel test tonale (udito più scarso) che nel test QUickSIN (performance peggiore). Coloro che avevano smesso di fumare durante lo studio avevano risultati paragonabili a quelli di chi non fumava alla baseline.

Gli autori dello studio sottolineano un aspetto metodologico che distingue questo studio da altri condotti in precedenza, non sempre conclusivi. “Anche se un piccolo numero di studi longitudinali ha suggerito un’associazione tra fumo alla baseline e udito successivo, questi studi non hanno valutato il possibile ruolo che il bias di attrito potrebbe aver giocato nelle loro scoperte – scrivono – Fumare si associa fortemente alla morte e all’uscita dello studio, perciò se, come ipotizziamo, fumare si associa anche all’indebolimento dell’udito, la perdita selettiva dei fumatori potrebbe avere come risultato una sottostima dell’associazione tra fumo e udito, se fosse sopravvissuto solo un gruppo selezionato di fumatori sufficientemente sani da essere sottoposti ai test dell’udito in un momento più lontano”. In questo studio l’analisi è stata corretta per il bias di attrito, fornendo un’evidenza di qualità sul ruolo negativo giocato dal fumo sulla salute dell’udito.