Fratture nell’artrite reumatoide: come i farmaci influenzano il rischio


  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • In pazienti con artrite reumatoide (AR) il rischio di fratture si associa anche all’utilizzo di diversi medicinali.
  • Oppioidi, inibitori selettivi del riassorbimento della serotonina (SSRI) e glucocorticoidi si associano a un incremento del rischio di fratture vertebrali e non.
  • Statine e inibitori di TNF-alfa si associano invece a una riduzione del rischio di sole fratture vertebrali.
  • L’utilizzo degli oppioidi dovrebbe essere limitato ai casi di reale necessità in questa popolazione, mentre la prescrizione di statine dovrebbe essere incoraggiata in caso di malattia cardiovascolare in pazienti con AR.

Descrizione dello studio

  • Nello studio sono stati analizzati i dati di pazienti statunitensi con AR e senza precedenti fratture inclusi nel registro longitudinale osservazionale FORWARD tra il 2001 e il 2017.
  • Nei partecipanti è stata valutata la presenza di fratture legate all’osteoporosi a livello di vertebre, anca, avambraccio e omero.
  • L’esposizione a farmaci modificanti la malattia (DMARD) è stata valutata in base a 4 gruppi mutualmente esclusivi: (1) metotrexate in monoterapia, (2) inibitori di TNF-alfa (TNFi), (3) farmaci biologici non-TNFi e (4) altri.
  • Per quanto riguarda i farmaci non-DMARD e i glucocorticoidi, è stata effettuata una classificazione in base all’uso attuale/in qualsiasi momento e alla durata del trattamento.
  • Sono stati calcolati i punteggi secondo il Fracture Risk Assessment Tool (FRAX) con stime per fratture osteoporotiche maggiori in 10 anni.

Risultati principali

  • Nel corso di un follow up mediano di 3 anni su 11.412 pazienti, si sono verificate 914 fratture.
  • In base ai modelli aggiustati, è emerso un incremento significativo del rischio legato all’uso di glucocorticoidi per un periodo ≥3 mesi a qualunque dose (HR per dosi
  • Incrementi del rischio sono stati osservati anche con l’uso di oppioidi (HR per oppioidi deboli: 1,37; per oppioidi forti: 1,53) e SSRI (HR: 1,37).
  • L’aumento del rischio si è manifestato a partire da un mese di utilizzo con gli oppioidi (1,66) e dopo un periodo >3 mesi con gli SSRI (1,25).
  • Statine (0,77) e TNFi (0,72) sono risultati associati a una riduzione del rischio delle fratture vertebrali, mentre gli inibitori di pompa protonica e altri farmaci psicotropi non hanno mostrato alcuna associazione con l’aumento del rischio di frattura.

Limiti dello studio

  • Non è possibile escludere la presenza di bias legati a fattori confondenti residui e non misurati.
  • Non è stato misurato il rischio di caduta ed è possibile che alcune fratture traumatiche siano state classificate come osteoporotiche.
  • Il numero di fratture vertebrali potrebbe essere sottostimato nello studio.

Perché è importante

  • Il rischio di osteoporosi e fratture raddoppia in tutte le classi di età in pazienti con AR.
  • L’impatto di queste fratture su qualità di vita e costi sanitari è in continua crescita nei pazienti con AR.
  • Per limitare l’impatto negativo di questi eventi è importante determinare l’influenza dei diversi farmaci utilizzati in questa popolazione sul rischio di frattura.