Focus sulla qualità di vita nelle pazienti con tumori ginecologici

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Essere coinvolte in una relazione e sentire di avere un forte supporto sociale sono due dei principali fattori che determinano una migliore qualità di vita (QoL) nelle donne che stanno seguendo un percorso di chemioterapia per tumore ginecologico.

“La diagnosi di tumore è un’esperienza che costringe i pazienti a modificare radicalmente la propria routine e i propri progetti” esordiscono sulla rivista Supportive Care in Cancer i ricercatori guidati da Valentina Di Mattei, dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, primo nome dell’articolo. “Sebbene molti studi abbiano valutato i fattori che influenzano la QoL sul lungo periodo, solo pochi li hanno valutati nel breve periodo, in particolare nel corso del trattamento chemioterapico” aggiungono, ricordando che i tumori ginecologici sono neoplasie che più di altre hanno un impatto sulla vita riproduttiva e sessuale delle donne. 

Nella loro ricerca, Di Mattei e colleghi hanno coinvolto 104 donne con tumori ginecologici valutate dopo il primo ciclo di chemioterapia attraverso questionari specifici: European Organization on Research and Treatment of Cancer QLQ-C30, State-Trait Anxiety Inventory-Form Y e Multidimensional Scale of Perceived Social Support.

“L’obiettivo era identificare le variabili socio-demografiche, fisiche e psicologiche in grado di predire il funzionamento fisico, cognitivo, emotivo, di ruolo e sociale e più in generale la qualità di vita in queste pazienti sul breve periodo” precisano i ricercatori.

Le analisi hanno mostrato che la percezione di un supporto a livello sociale, una minore ansia e l’essere parte di una relazione rappresentano fattori protettivi sulla qualità di vita ne corso della chemioterapia. Di contro, livelli più elevati della cosiddetta ansia di stato (quella legata alla situazione in corso) sono predittori di una peggiore qualità di vita al momento della seconda chemioterapia. “Contrariamente alle nostre aspettative, avere un lavoro dopo la diagnosi o l’intenzione di lavorare dopo la prima chemioterapia non si sono rivelati fattori protettivi per la qualità di vita” dicono gli autori.

Questi risultati sottolineano l’importanza di mettere in campo interventi di supporto già a partire dall’inizio del trattamento per ridurre i livelli di ansia e migliorare la qualità di vita delle pazienti” concludono Di Mattei e colleghi.