Fnomceo, 'coinvolgere Case di comunità e inviare farmaci a domicilio'

  • Univadis
  • Adnkronos Sanità
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Roma, 1 mar. (Adnkronos Salute) - Ampliare la distribuzione diretta dei farmaci, coinvolgendo nella dispensazione anche le Case di comunità. E inviare i medicinali al domicilio del paziente, "valorizzando in ogni caso il ruolo dei medici di medicina generale per la prescrizione e dei farmacisti per la dispensazione". Queste le proposte di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), illustrata in audizione in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia di distribuzione 'diretta' (attraverso le strutture delle aziende sanitarie) e 'per conto' (tramite specifici accordi con le farmacie convenzionate) dei farmaci.

E' "tortuoso", ha evidenziato Anelli, "il percorso che oggi il cittadino è costretto a fare per ottenere i farmaci del cosiddetto 'Prontuario ospedale territorio', che ricomprende i principi attivi interessati dalla distribuzione diretta o per conto: il paziente è infatti costretto a uno slalom tra specialista, medico di medicina generale e, infine, farmacia ospedaliera, distrettuale o territoriale. È evidente che questo percorso debba essere ottimizzato, per garantire al contempo il massimo della facilità d’accesso, della sorveglianza clinica al paziente e l’ottimizzazione economica, in primis per il cittadino e ove possibile per il Ssn, nell’ottica della sua sostenibilità - spiega - Il punto non è tanto il risparmio, lo sconto, ma è dare un servizio al cittadino: in quest’ottica, l’intero sistema di distribuzione va rivisto".

Dunque, secondo Anelli, "le attività delle case di comunità, delle centrali operative territoriali che presentano quali elementi fondanti e alla base della loro organizzazione l’informatizzazione e la progettualità, potrebbero essere considerate in funzione di ottimizzare questi percorsi - propone - per consentire al paziente di ottenere il farmaco senza troppi spostamenti e in tempi più brevi, garantendo al tempo stesso una più accurata sorveglianza clinica del paziente - rimarca - Mentre, infatti, lo specialista visita il paziente con cadenze spesso più o meno lunghe, il medico di famiglia diventa più direttamente il 'sorvegliante' dello stato clinico del paziente, potendo di conseguenza gestire al meglio la promozione dell’aderenza terapeutica, dell’idoneità, dell’appropriatezza prescrittiva e della continuità terapeutica".

"Sarebbe questa una visione innovativa - sottolinea - che andrebbe nel senso della 'medicina di iniziativa' prevista per le Case di comunità e che si potrebbe pensare di estendere alla dispensazione del primo ciclo di terapia, come già oggi avviene in alcune Regioni all’atto della dimissione dagli ospedali. La distribuzione dei farmaci potrebbe quindi avvenire nell’ambito delle case di comunità, o, nelle more, nelle unità di cure primarie – con modalità diretta, e attraverso le farmacie territoriali, con modalità 'per conto'", conclude Anelli, che rilancia: "Si potrebbe anche introdurre una terza modalità, che ottimizzerebbe ancor più questo percorso: la distribuzione del farmaco al domicilio del paziente, per il tramite delle farmacie territoriali o con meccanismi diversi, valorizzando in ogni caso il ruolo dei medici di medicina generale per la prescrizione e dei farmacisti per la dispensazione. Ricevere il farmaco a casa sarebbe un servizio ai cittadini che faciliterebbe l’accesso alle cure in maniera più equa anche per i pazienti con difficoltà di movimento, migliorando l’aderenza terapeutica".