Fine vita: più consapevolezza, meno ansia

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Cristina Ferrario (Agenzia Zoe)

 

I pazienti che sono consapevoli della prognosi infausta della propria malattia mostrano livelli meno elevati di ansia. La consapevolezza, aiuta anche chi si prende cura dei pazienti, in particolare quando è condivisa da malato e caregiver. Sono questi, in estrema sintesi i risultati di uno studio condotto dai ricercatori guidati da Carlo Lai, dell’Università Sapienza di Roma, primo nome del lavoro pubblicato su European Journal of Cancer Care.

“I diversi livelli di consapevolezza del paziente per quanto riguarda la propria situazione clinica possono avere un forte impatto a livello psicologico, per esempio sullo stato di ansia e depressione” spiegano gli autori, ricordando che la maggior parte dei pazienti oncologici giunti nelle fasi terminali di malattia non è davvero consapevole della propria situazione clinica. Questo perché fino a qualche decennio fa i medici tendevano a creare una sorta di “protezione” per i pazienti, tenendoli all’oscuro della prognosi, e lo stesso tendono a fare ancora oggi molti caregiver.

“Secondo gli studi oggi disponibili, la comunicazione chiara e diretta sul fine vita sembra in alcuni casi migliorare la qualità di vita di pazienti e caregiver, mentre in altri sembra rappresentare un problema” dicono i ricercatori, che per valutare questo aspetto del fine vita hanno coinvolto nel loro studio 31 coppie paziente-caregiver arruolati in un reparto di Cure Palliative.

“Abbiamo raccolto dati relativi alla consapevolezza di pazienti e caregiver sulla malattia, allo stato di ansia e depressione del paziente e al carico (burden) della situazione sul caregiver” spiegano Lai e colleghi.

E a conti fatti, dall’analisi è emerso che i pazienti consapevoli della propria prognosi infausta hanno un minore livello di ansia rispetto a quelli che invece non sono consapevoli della situazione clinica infausta. “Questa differenza è particolarmente accentuata nelle donne” precisano gli autori. Dal punto di vista dei caregiver, il carico della malattia si riduce quando caregiver e paziente sono ugualmente consapevoli, fermo restando che lo studio mostra anche che quando il caregiver è un figlio adulto, la probabilità che il paziente sia consapevole della prognosi terminale si riduce.

“Nonostante i piccoli numeri dello studio, questi risultati sono importanti perché dimostrano che la consapevolezza della prognosi e la concordanza di aspettative e conoscenza tra paziente e caregiver possono aiutare il paziente ricoverato presso le unità di cure palliative ad adattarsi meglio dal punto di vista psicologico alla situazione e possono supportare i caregiver nel prendersi cura dei loro cari” concludono Lai e colleghi.