Fimmg, per medici famiglia servono 400 mln e Ssn risparmierebbe


  • Adnkronos Sanità
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Roma, 24 lug.(Adnkronos Salute) - Per la medicina generale servirebbe "un investimento di circa 400 milioni di euro". Fondi utili a migliorare l'assistenza degli ambulatori dei medici di famiglia attraverso l'assunzione di personale di studio, la dotazione di strumentazioni diagnostiche e la crescita della sanità digitale, in particolare della telemedicina. "A questi vanno aggiunti altri 40 milioni annui per finanziare le borse di formazione dei nuovi medici di famiglia". A proporre i 'desiderata' della categoria per gli investimenti che saranno resi possibili grazie ai fondi Ue, è il segretario della Federazione dei medici di medicina generale, Silvestro Scotti.

"L'investimento nella medicina di famiglia - tiene a sottolineare all'Adnkronos Salute - non è a fondo perduto, perché produce risparmi. Quattrocento milioni potrebbero essere facilmente recuperati in 10 anni. Anche meno". Questi fondi "aumenterebbero l'intensità di risposta assistenziale. Sia attraverso la diagnostica sia attraverso la dotazione di personale, assunto direttamente dal medico di famiglia. In questo senso il professionista diventa un soggetto che avvia un'economia di scala: assume il personale che, in tal modo, non crea un carico di spesa all'azienda pubblica. Ma sulla base di un ritorno professionale, il medico investe a sua volta per raggiunge obiettivi mirati ad offrire al cittadino più servizi".

"In questo modo - spiega Scotti - si limitano gli accessi impropri ad altre strutture del Ssn, determinando risparmi. Per esempio: il costo di un elettrocardiogramma all'interno dell'ambulatorio del medico di famiglia è più economico rispetto ad altri iter".

L'investimento in medicina di famiglia, dice Scotti, "è quello più vantaggioso", se si punta "sul libero professionista in grado di investire, a sua volta, sulla qualità dei servizi offerti". Scotti infine ricorda la necessità di stanziare 40 milioni l'anno "per la formazione in medicina generale, almeno fino al 2030, per equilibrare l'uscita dei pensionati con i nuovi ingressi".