Fimmg, guardie mediche in caserma? Non è risposta ad aggressioni


  • Adnkronos Sanità
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Roma, 8 gen. (Adnkronos Salute) - I medici di famiglia dicono "no" alla possibilità "di spostare le nostre sedi nelle caserme" perché "rappresenterebbe la militarizzazione dell’assistenza sanitaria". Lo afferma l'esecutivo nazionale Fimmg (Federazione italiana medici di famiglia) Continuità assistenziale - le ex guardie mediche - rispondendo alle preoccupazioni della categoria dopo l'escalation di violenze ai danni di medici e operatori sanitari in questi primi giorni del 2020. La Fimmg ribadisce anche di essere contraria "al trasferimento dei medici di continuità assistenziale all’interno degli ospedali perché ci fa arretrare di decenni e contraddice il modello di assistenza da noi sostenuto".

"Appare evidente a questo punto che non siamo disponibili a soluzioni improvvisate - si sottolinea - che non tengano conto di una discussione sul tema capace di partire dai dati, dai progetti, dallo sviluppo futuro di un sistema territoriale che veda la continuità assistenziale come completamento assistenziale del territorio in un tutt’uno con la medicina di famiglia nel ruolo unico e non certo come ancella di un sistema ospedaliero in cui non ci riconosciamo e che utilizzerebbe le risorse umane già scarse del territorio per propri legittimi obiettivi di assistenza ma non certo per quelli per cui tale servizio è stato istituito, con disagio per i medici e inappropriatezza per i cittadini".

"La sequela di aggressioni a danno del personale sanitario, che ci vede spesso tristemente coinvolti, richiede da parte del Governo e del Parlamento un intervento che sia di attenzione agli operatori e di soluzione per la riduzione della numerosità e gravità degli episodi - evidenzia la nota della Fimmg - Ciò può e deve realizzarsi attraverso la salda tutela legislativa del riconoscimento dello status di pubblico ufficiale, come proposto in sede parlamentare dallo stesso ministro Speranza, nel disegno di legge a prima firma dell'onorevole Rostan, che ormai rappresenta una integrazione indispensabile a quanto già approvato al Senato".