Fimmg, 'da Milleproghe spiragli formazione ma non basta'

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Roma, 24 gen. (Adnkronos Salute) - Dal decreto Milleproroghe segnali positivi per i medici di medicina generale in formazione, "ma non basta" se "non si investe sui giovani". Bene, per esempio, "gli emendamenti che puntano a risolvere una volta per tutte l'incompatibilità tra corso di formazione e attività in convenzione e che ribadiscono il riconoscimento della formazione-lavoro anche per gli incarichi di sostituzione e provvisori", dichiara Erika Schembri, segretaria nazionale di Fimmg Formazione. "Ma non saranno altro che fugaci rattoppi in un sistema pieno di buchi - avverte in una nota - se, nel frattempo, non si attueranno serie politiche di investimento sui giovani in primo luogo attraverso la riforma del corso di formazione specifica e la formazione lavoro, che chiediamo da anni e di cui la politica finge di discutere senza un vero progetto che non vada oltre a deroghe emergenziali".

Già dall'università, sottolinea Schembri, "gli studenti devono vivere il territorio e non solo l'ospedale, per poter essere incuriositi dalla medicina generale come possibile percorso professionale. Devono essere incentivati ad accedere a un corso di formazione specifica in medicina generale professionalizzante e aggiornato, e non fermo ad una legge del 1999 che prevedeva la declinazione di un core curriculum universale che attendiamo da 24 anni. Devono essere messi nelle condizioni di poter davvero fare una formazione lavoro senza che Regioni e aziende sanitarie continuino a mal interpretare e a non applicare la legge vigente, senza riconoscimento dell'attività professionalizzante, senza tutor che possa guidarli e senza incentivi per associarsi e per assumere personale di studio". E ancora, aggiunge la leader sindacale, "devono veder superata la vergogna di una borsa di 966 euro lordi. Devono essere incentivati a restare sul territorio e a non scappare nel privato o all'estero, dove non saranno sommersi da burocrazia inutile, da diffamazioni giornalistiche perché 'non lavorano abbastanza', da duemila pazienti che richiedono un'assistenza che un medico da solo non può garantire".

Tre anni fa, allo scoppio della pandemia, "più di 10mila giovani medici non hanno esitato a scendere in campo per il territorio - rimarca Schembri - Oggi più di 6mila medici in formazione specifica in medicina generale hanno un incarico convenzionale come medici di famiglia, medici di continuità assistenziale, medici del 118, medicina penitenziaria e medici dei servizi territoriali. Eppure la politica continua a ignorarli. Siamo al lumicino, accettiamo tutte le toppe possibili, ma non accetteremo che la politica continui ad ignorare i giovani".