Filippi (Cgil Medici), 'C'è rischio default Ssn, Governo fermo'


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Roma, 16 gen. (AdnKronos Salute) - Il rischio di un default del Servizio sanitario nazionale "è uno scenario non improbabile sopratutto per l'area di emergenza-urgenza, che è la porta di accesso alle cure. Il Governo non ha fatto nulla per rifinanziare il Fondo sanitario in termini relativi rispetto al Pil, non si è messo mano neanche agli standard per il Ssn e al piano per il personale. Si vuole tenere il Ssn in galleggiamento". Così all'Adnkronos Salute Andrea Filippi, segretario nazionale di Fp Cgil Medici. Oggi pomeriggio i sindacati della dirigenza medica incontreranno le Regioni per discutere alcuni dei nodi che riguardano il settore, fra cui il rinnovo del contratto fermo da 10 anni, la carenza dei medici e l'aumento delle borse di specializzazioni. Temi al centro del sit-in programma domani a Roma davanti il ministero della Pubblica amministrazione e anche dello sciopero nazionale indetto dalla categoria per il 25 gennaio.

"Esempi di servizi sanitari chiusi sono sporadici - prosegue Filippi - ma quello che accade è che i pronto soccorso sono bloccati e le liste d'attesa sono illimitate, perché sono stati depauperati i sevizi i territoriali. Negli ospedali le guardie mediche devono seguire fino a 400 pazienti, si accorpano servizi di guardia medica in località diverse anche da decine di chilometri di distanza. Ad oggi mancano 50 mila operatori al Ssn, tra infermieri, medici e veterinari, e questo è avvenuto per il combinato disposto tra stop del turnover imposto dal governo Berlusconi nel 2010 e blocco della tetto della spesa per il personale (-1,4%) fermo al 2004. Ovvero - precisa Filippo - la logica imposta in momenti di crisi economica europea non è mai stata interrotta, anche quando in realtà il prodotto interno lordo è ricominciato a salire".

"Manca poco al raggiungimento di quella che è stata una lunga lotta per ottenere i risultati economici - risponde il segretario nazionale di Fp Cgil Medici - Ovvero l'aumento contrattuale del 3,48% come tutti gli altri dipende pubblici, l'inserimento dell'indennità di esclusività nella massa salariale, una battaglia più culturale che economica. E poi - conclude - ovviamente la possibilità di sbloccare quelli che sono soldi nostri, i fondi accessori, ingiustificabilmente bloccati dalla l'articolo 23 della legge Madia".