Fials, in rinnovo contratto bene focus formazione e tempi lavoro

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Roma, 17 mag. (Adnkronos Salute) - "Un dibattito costruttivo quello che si è tenuto oggi, tra l’Aran e le sigle sindacali sul rinnovo del Ccnl Sanità. Il 'tempo' è stato il vero protagonista della trattativa e, per la prima volta in un contratto nazionale, si è parlato di conciliazione tempi di vita e di lavoro". Lo afferma Giuseppe Carbone, Segretario nazionale Fals, che riferisce come il "primo punto ad essere discusso è stato l’orario di lavoro: rispetto alla proposta Aran abbiamo innanzitutto chiesto di far coincidere l’orario convenzionale all’orario programmato, altrimenti chi fa turni di 12 ore, in caso di assenza a vario titolo va in debito orario".

“Bene che sia stato messo nero su bianco - sottolinea in una nota - l’obbligo di esporre la turnistica il 20 del mese precedente, ma vanno salvaguardati quegli accordi di miglior favore, in cui è prevista una pianificazione dei turni bimestrale, sempre in coerenza con il principio della conciliazione dei tempi. La nostra proposta - prosegue Carbone - aggiunge alcuni punti fondamentali nell’interpretazione contrattuale dell’orario di lavoro dei professionisti sanitari da equiparare al contratto della dirigenza”.

"Nello specifico abbiamo chiesto che nello svolgimento dell'orario di lavoro previsto per i professionisti sanitari, due ore dell'orario settimanale siano destinate ad attività non assistenziali, quali l'aggiornamento professionale, l’Ecm, nelle modalità previste, la partecipazione ad attività didattiche, la ricerca finalizzata ecc. Questo anche in considerazione della responsabilità penale e civile degli esercenti le professioni sanitarie - chiarisce il leader della Fials - in caso non vengano applicate nella pratica quotidiana le ultime linee guida e buone pratiche cliniche. Se abbiamo previsto questo tipo di responsabilità dobbiamo dare modo a questi lavoratori di avere il tempo di consultare le ultime evidenze scientifiche e aggiornarsi al pari dei medici”.

Di fondamentale importanza per il sindacato - si legge ancora nella nota - anche il tema della ricostituzione del rapporto di lavoro. “Non possiamo non considerare il contesto sociale in Italia e come è noto, in Sanità, il fenomeno di emigrazione dei lavoratori dal sud al nord e viceversa è molto accentuato. Essendo venuta meno l’aspettativa legata al periodo di prova, il lavoratore che oggi dopo 20 anni di vita al Nord finalmente torna in mobilità a casa vive un grosso momento di incertezza, non avendo la sicurezza di poter tornare indietro. Inoltre, già è difficile che le aziende ricostituiscano rapporti di lavoro, togliere anche alcuni aspetti economici sarebbe un’ulteriore penalizzazione” chiosa il segretario generale.

Unitario il no, delle organizzazioni sindacali, ad aumentare da sei a dieci il numero delle pronte disponibilità. “Non dobbiamo dimenticare - conclude Carbone - che già l’entrata in vigore della legge 66/2003 ha penalizzato i lavoratori che di fatto hanno perso un giorno di riposo. Tra turni, pronte disponibilità ed eventuali straordinari sostanzialmente chiederemmo al lavoratore di essere sempre a disposizione dell’azienda, in barba a quel principio di conciliazione dei tempi vita-lavoro”.