Fatebenefratelli Brescia, Ai e stimolazione magnetica contro Alzheimer


  • Adnkronos Salute
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Milano, 18 set. (Adnkronos Salute) - Intelligenza artificiale al servizio della lotta contro l'Alzheimer. A spiegarne le potenzialità è l'Irccs Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia, che in vista della Giornata mondiale dedicata alla malattia (21 settembre) comunica i risultati ottenuti dal suo nuovo laboratorio di Neuroinformatica con l'individuazione di 3 sottotipi di Alzheimer. Sul fronte terapeutico, inoltre, uno studio condotto dall'Istituto suggerisce l'efficacia della stimolazione magnetica transcranica utilizzata in fase precoce.

"Combinando i biomarcatori di immagine (risonanza magnetica/Pet-tomografia a emissione di positroni) e l'algoritmo di Machine Learning 'SuStaIn', sviluppato nel progetto EuroPond (European Progression of Neurological Disease Initiative) - spiega Alberto Redolfi, responsabile del Laboratorio di Neuroinformatica dell'Irccs lombardo - sono stati ottenuti importanti risultati che hanno portato a identificare 3 sottotipi di malattia: il primo, che rappresenta la classica manifestazione di Alzheimer, con atrofia che si estende a partire dall'ippocampo lungo tutto il cervello; il secondo sottotipo, con atrofia iniziale delle regioni limbiche, che interessa il talamo e il globo pallido; infine un sottotipo meno comune, che si identifica con l'atrofia del nucleo accumbens e dei ventricoli".

Questi studi si interfacciano con la ricerca neurofisiologica, che a Brescia ha una lunga tradizione - sottolineano dal Fatebenefratelli - In questo momento si lavora molto sui marcatori neurofisiologici, che consentono di avere un riscontro sulle connessioni tra regioni cerebrali nei pazienti. "Questi marcatori neurofisiologici - precisa Debora Brignani, responsabile del Laboratorio di Neurofisiologia dell'Istituto - si ottengono combinando l'elettroencefalogramma e la stimolazione magnetica transcranica (Tms), e rispetto all'utilizzo di metodiche di neuroimmagine come la risonanza magnetica o la Pet sono meno costosi e tracciano una mappatura continua dell'attività dei neuroni. Tuttavia, questi marcatori non sono ancora entrati nella routine clinica".

Secondo l'esperta, invece, "il loro impiego potrebbe aiutare a spiegare cosa succede alle connessioni del cervello quando si somministrano degli interventi riabilitativi come il trattamento con Tms ripetitiva". Proprio sulla Tms, l'Irccs Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli ha appena partecipato a uno studio che dimostra "una maggiore efficacia del trattamento quando si interviene sulle regioni cerebrali compromesse nelle fasi precoci della malattia".