Farmaci per l’epilessia: una scelta che va attentamente valutata e personalizzata

  • Alessia De Chiara
  • Notizie dalla letteratura
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  • La scelta del farmaco antiepilettico, così come l’eventuale interruzione, va personalizzata e deve tener conto di diversi fattori, tra cui le caratteristiche del paziente, il tipo attacco e di epilessia, i possibili eventi avversi e la presenza di malattie, disturbi psichiatrici e cognitivi.

Nella scelta dei farmaci antiepilettici da utilizzare in caso di epilessia focale o generalizzata, bisognerebbe prendere in considerazione il tipo di epilessia e di convulsioni, così come la sindrome epilettica, ma anche l’età e il sesso del paziente, l’interazione con altri farmaci assunti e la presenza di comorbilità, incluse quelle psichiatriche e cognitive. È la conclusione di una revisione della letteratura pubblicata su JAMA. “L’epilessia colpisce circa 65 milioni di persone in tutto il mondo e, quando non è trattata in modo ottimale, si associa a un aumento dei tassi di lesioni fisiche e mortalità” scrivono Andres M. Kanner e Manuel Melo Bicchi, dell’Università di Miami negli Stati Uniti.

Nella revisione, che ha incluso un totale di 112 articoli, si discute della gestione dei due tipi più frequenti di epilessia, focale e generalizzata, in pazienti adulti che rispondono ai farmaci antiepilettici. Vengono affrontati gli aspetti epidemiologici ed eziologici dell'epilessia, il percorso per arrivare alla diagnosi e i principi e le aspettative della farmacoterapia, il cui fine ultimo è ottenere la remissione completa degli attacchi senza che ci siano eventi avversi.

“La prescrizione di un farmaco antiepilettico dopo una prima crisi dipende dalla natura della crisi stessa: acuta, sintomatica o non provocata” affermano gli autori, i quali spiegano che la decisione di iniziare un trattamento dopo un primo o un secondo attacco non provocato deve essere personalizzata e deve tenere conto di rischi e benefici.

“Per la selezione del farmaco antiepilettico è importante l’identificazione accurata del tipo di attacco e della sindrome epilettica. Il farmaco antiepilettico dovrebbe essere iniziato in monoterapia a una bassa dose con una titolazione graduale per ottenere un dose iniziale modesta che minimizzi gli effetti avversi” scrivono, per poi spiegare come si dovrebbe procedere di fronte a un attacco o quando vi siano attacchi o eventi avversi persistenti.

Dopo aver discusso degli studi sull’efficacia dei farmaci, la revisione si concentrano sulle loro possibili interazioni con altri farmaci, sul fatto che alcune proprietà farmacodinamiche potrebbero migliorare o peggiorare le comorbilità associate all’epilessia e sul rischio di ricorrenza degli attacchi dopo aver interrotto il trattamento. Rischio che risulta più alto nel periodo dai 6 a 12 mesi dall’interruzione e che diminuisce dopo il secondo anno. L'interruzione stessa del farmaco, valutata spesso quando il paziente non presenta più attacchi per almeno 2 anni, va personalizzata, anche in base alle preferenze del paziente. Inoltre, nel caso di donne in età fertile, vanno considerati i possibili effetti teratogeni dei farmaci anche perché, nella metà dei casi, le gravidanze non sono pianificate.

Infine, viene dato spazio all’epilessia resistente ai trattamenti, e alle opzioni disponibili per la sua gestione, tra cui la neuromodulazione e la chirurgia, che si associa a una remissione degli attacchi in circa il 40-70% dei pazienti.