Esposito (Waidid): "Cambiare criteri e fare più tamponi subito"


  • Adnkronos Sanità
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Roma, 20 mar. (Adnkronos Salute) - Cambiare i criteri dei tamponi, estendendoli a tutti i soggetti con sintomi simil-influenzali. Eseguire controlli routinari sul personale sanitario, sottoporre a diagnosi tutti i contatti anche asintomatici delle persone trovate positive e aumentare il monitoraggio nelle aree più colpite. Secondo l'Associazione mondiale delle malattie infettive e i disordini immunologici (WAidid), presieduta da Susanna Esposito, la diagnosi "precoce è essenziale per fornire, prima che sia troppo tardi, eventuali terapie antivirali ai pazienti più a rischio (over 70, persone con pneumopatie o diabete o cardiopatie)".

Inoltre, l'alta percentuale di operatori sanitari malati "rende prioritario il loro screening routinario" per evitare che diffondano la malattia a pazienti con altre patologie e ai loro familiari, anche a causa dell'assenza in molti casi di dispositivi di protezione individuale adeguati e di cultura sulle infezioni ospedaliere nel nostro Paese. "La terapia farmacologica antivirale raccomandata - sottolinea ancora Esposito, che è anche docente di Pediatria all'Università di Parma - deve poter essere somministrata, se indicata, nella fase iniziale della malattia. Non appena subentrano gravi complicazioni respiratorie può essere troppo tardi. In terapia intensiva muore il 20% degli over 70 e il 30% degli over 80. Se non vengono effettuati tamponi a soggetti a rischio asintomatici, che hanno avuto contatto con casi positivi, non è possibile iniziare precocemente eventuali trattamenti".

"Se agli operatori sanitari asintomatici in ospedale non viene effettuato il tampone quando sono esposti a casi positivi, se il personale ospedaliero viene scambiato tra diversi reparti senza essere sottoposto ad alcun tipo di controllo, e se il personale medico e infermieristico presente sul territorio non è neanche sottoposto al tampone quando presenta sintomi perché questi non sono considerati sufficientemente gravi - avverte Esposito - non sarà minimamente possibile contenere il contagio".

"Così pure - prosegue - se i laboratori identificati per effettuare i test diagnostici sui tamponi, che oltre tutto si basano su metodiche relativamente semplici, forniscono una risposta dopo 3-4 giorni perché non sono sufficientemente attrezzati e/o organizzati, con un ritardo sia nell'inizio delle terapie antivirali nei pazienti ricoverati e in quelli a rischio a domicilio sia nell'isolamento dei contatti stretti e degli operatori sanitari positivi, la letalità da Covid-19 in Italia, per lo meno in alcune regioni, sarà la più alta del mondo. Tenere le persone a casa non è sufficiente, è necessaria una identificazione più precoce del contagio".

Rispettare una vera quarantena è complicato, osservano da Waidid. Non eseguire il tampone in chi ha sintomi lievi o moderati e negli asintomatici che hanno avuto contatti stretti con casi positivi può indurre a fare uscire di casa soggetti contagiosi, guariti dai comuni sintomi influenzali, ma che sono ancora portatori del virus, come confermano le recenti pubblicazioni sulla rivista 'Science' in cui viene citato come virtuoso l'esempio della Corea del Sud e viene sottolineato come i cardini per contrastare l'emergenza siano essenzialmente lo screening allargato, "che non è uno screening di massa - precisa l'associazione - ma indubbiamente è un allargamento nell'esecuzione dei tamponi rispetto a quanto è stato fatto finora in gran parte d'Italia, e l'utilizzo massivo delle mascherine". La stessa raccomandazione arriva dal Centre for Health Protection di Hong-Kong dove, in una città con più di 7 milioni di abitanti, una metratura quadrata molto piccola e frequenti scambi con la Cina continentale, i casi sono stati solo 150.