ESMO 2022 - Intervista alla dott.ssa Dawood Parte 3: La sequenza terapeutica nel carcinoma mammario metastatico triplo negativo

  • Neeta Shah
  • Conference Report
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Trascrizione dell'intervista con la dott.ssa Shaheenah Dawood, responsabile dell'Oncologia Medica dell'Ospedale di Dubai, EAU, in occasione di ESMO 2022 a Parigi.

Parte 3 di 3.

Il video è disponibile alla fine della trascrizione.

Lisa Carey ha  presentato una panoramica sul carcinoma mammario triplo negativo in fase metastatica e su come gestire queste pazienti. Per quanto riguarda la prima linea nelle pazienti con malattia PDL1+, abbiamo i risultati di due studi clinici randomizzati di fase 3, uno studio KEYNOTE e uno IMpassion, che hanno valutato l'immunoterapia combinata con la chemioterapia rispetto alla sola chemioterapia e che hanno evidenziato un vantaggio in termini di sopravvivenza globale nel somministrare l'immunoterapia più la chemioterapia in prima linea.

Sappiamo anche che le pazienti con carcinoma mammario triplo negativo che presentano una mutazione BRCA+, sono eliggbili per gli inibitori PARP, ovvero talazoparib od olaparib, sulla base dello studio EMBRACA e dello studio OLIMPYA D. Come applicare la corretta sequenza nella cura delle pazienti è una domanda che ci siamo posti tutti. E anche in questo caso, si tratta di una questione attualmente in fase di ricerca.

Cosa è meglio? Usare prima l'immunoterapia o usare prima la terapia con l'inibitore di PARP nelle pazienti con una malattia BRCA+? Sempre per quanto riguarda il vantaggio in termini di sopravvivenza globale, Lisa Carey ha detto che probabilmente è meglio usare prima l'immunoterapia e la chemioterapia, seguita da un inibitore PARP, quando entra in gioco un problema di sequenza terapeutica.

Ora, che dire di quel gruppo di pazienti con carcinoma mammario triplo negativo che ha una malattia con una bassa espressione di HER2? Nello studio DESTINY Breast 04, presentato ad ASCO l'anno scorso, c'era una piccola coorte di pazienti con carcinoma mammario triplo negativo che avevano effettivamente una malattia con basso HER 2, definita come IHC 1+ o 2+ [espressione immunoistochimica di HER2, n.d.r.] e negativa da ISH [test con ibridizzazione in situ, n.d.r.].

Anche in questo caso, è stato riscontrato un vantaggio in termini di sopravvivenza libera da progressione di malattia e sopravvivenza globale con l'uso di trastuzumab deruxtecan rispetto alla chemioterapia scelta dal medico, anche nel piccolo gruppo di pazienti con carcinoma mammario triplo negativo. Abbiamo anche un altro ADC [coniugato anticorpo-farmaco, n.d.r.], il sacituzumab, anch'esso studiato nell'ambito del carcinoma mammario triplo negativo.

Anche in questo caso, è stato dimostrato che sacituzumab, rispetto alla chemioterapia scelta dal medico, migliora la prognosi in termini di sopravvivenza libera da progressione. Quindi sono molti gli agenti terapeutici interessanti che stanno venendo alla ribalta nell'ambito del carcinoma mammario triplo negativo. E, come ho già detto per quanto riguarda le fome positive per irecettori ormonali, con HER2+, la domanda che ci porremo in futuro è: qual è il modo ottimale di mettere in sequenza gli agenti terapeutici per dare alle nostre pazienti le migliori possibilità di un buon esito prognostico?