ESMO 2022 – I punti salienti sul tumore mammario allo stadio iniziale

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Conclusioni

  • Sono stati presentati buoni dati di conferma a sostegno delle decisioni nella pratica clinica.
  • Continua la ricerca attiva di biomarcatori, per affinare la selezione delle pazienti e prendere decisioni terapeutiche adeguate.

 

Addossandosi il difficile compito di sintetizzare tutti i risultati dedicati al carcinoma mammario allo stadio iniziale (early breast cancer, eBC) in una presentazione di 20 minuti, Ana Bosch, Ospedale universitario di Skåne, Lund, Svezia, ha esordito chiedendosi “Quali sono le novità per il tumore mammario allo stadio iniziale?”. Eccone alcune.

 

Rassicurare l’attuale pratica clinica

La relatrice ha selezionato la sperimentazione DATA (abstract 133O), la sperimentazione GIM2 (abstract 134O) e lo studio KEYNOTE-552 (abstract 135MO; dati sulla qualità della vita correlata alla salute [health-related quality of life, HRQoL]).

“Varie sperimentazioni randomizzate concludono che non possiamo raccomandare l‘estensione dell’inibizione dell’aromatasi a tutte le donne in post-menopausa affette da tumore mammario positivo per i recettori ormonali (hormone receptor positive, HR+)” ha affermato presentando la sperimentazione DATA e citando Evandro de Azambuja. “Possiamo tuttavia identificare sottogruppi in base ai fattori prognostici, come lo stato dei linfonodi o del tumore, e questo può aiutare a identificare le pazienti che otterranno il massimo beneficio assoluto dall’estensione dell’inibizione dell’aromatasi”, ha aggiunto.

D’altro canto, il messaggio rassicurante della sperimentazione GIM2 deriva da un follow-up molto lungo (15 anni) della sopravvivenza: i regimi ad alta intensità di dose (dose-dense) migliorano gli esiti in termini di sopravvivenza libera da progressione (progression-free survival, PFS) e di sopravvivenza complessiva (overall survival, OS) e sono lo standard di cura nella malattia con linfonodi positivi (N+), indipendentemente dallo stato per gli HR.

Osservando infine i risultati relativi alla HRQoL dello studio KEYNOTE 552, Bosch ha spiegato che “I dati relativi ai tumori mammari tripli negativi (triple negative breast cancer, TNBC) di nuova diagnosi evidenziano la tossicità percepita dell’aggiunta di pembrolizumab nell’equazione del TNBC”. I dati sono rassicuranti, ma permangono ancora dubbi sull’uso dei questionari sulla QoL (storicamente basati su terapie oncologiche diverse dall’immunoterapia) per la misurazione degli effetti di questa opzione terapeutica.

 

Ansia da biomarcatori?

Secondo Bosch, sono state presentate molte informazioni sulla ricerca di nuovi biomarcatori. Tra di esse, gli abstract LBA14 e 138MO sulla malattia HR+, gli abstract 139MO e 140MO sulla malattia HER2+ e gli abstract 136MO e 141MO sul TNBC.

Le sperimentazioni ADAPT e ADAPT cycle hanno valutato il ruolo di un biomarcatore dinamico, nella fattispecie ki67, in aggiunta ai biomarcatori clinici e ai punteggi di recidiva per selezionare meglio le pazienti che presentano un rischio intermedio o alto di recidiva, ma che potrebbero potenzialmente ottenere benefici dalla sola terapia endocrina.

“Lo studio ADAPT indica che un biomarcatore dinamico della risposta alla terapia endocrina identifica un sottogruppo di pazienti con tumore mammario ER+/HER2- con rischio intermedio e prognosi molto buona. Anche in pazienti in pre-menopausa”, ha affermato Bosch. Citando Oleg Gluz, coinvolto nella sperimentazione, ha dichiarato che “In aggiunta ai test di espressione genica, nelle decisioni di routine sull’uso della chemioterapia per le pazienti affette da eBC ER+/HER2-N0-1 si deve valutare la risposta alla terapia endocrina”. Anche in questo caso ci sono alcuni dubbi per problemi di natura tecnica e la necessità di conferma dei dati della sperimentazione ADAPTcycle prima di adottare l’uso in ambito clinico.

Barlett e colleghi hanno inoltre esaminato le prestazioni prognostiche dell’indice del tumore mammario (breast cancer index, BCI), un biomarcatore dell’espressione genica, in donne in post-menopausa affette da BC HR+ allo stadio iniziale (quasi 10.000 donne della sperimentazione TEAM). “Hanno dimostrato che entrambi il BCI e il BCIN+ sono prognostici in modo significativo del rischio di durata della risposta (duration of response, DR) complessiva (0–10 anni) e DR tardiva (5–10 anni) per le pazienti con tumori rispettivamente in stadio N0 e N1, “riciclando” gli strumenti clinici che ci aiutano nelle decisioni riguardanti la terapia endocrina adiuvante (es. regimi estesi)” ha commentato Bosch.

Infine, nel poster (147P) che ha ricevuto il premio per il miglior poster sul tema, Garberis e colleghi hanno confermato il valore clinico di uno strumento basato sull’intelligenza artificiale (IA) per predire la recidiva a distanza in base ai vetrini colorati di tessuto di tumore mammario. “L’introduzione dell’IA nell’anatomia patologica introduce un altro livello nella previsione accurata della prognosi”, ha concluso Bosch.