ESMO 2021 — L’aggiunta di bevacizumab a erlotinib prolunga la sopravvivenza libera da progressione dei pazienti affetti da tumore polmonare

  • Univadis
  • Conference Report
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Conclusioni

  • Nei pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule (non-small cell lung cancer, NSCLC) non squamoso, in stadio avanzato, con mutazioni dell’EGFR, l’aggiunta di bevacizumab (un anti-VEGF) a erlotinib come trattamento di prima linea prolunga significativamente la sopravvivenza libera da progressione (progression-free survival, PFS)
  • La combinazione potrebbe essere valutata come opzione di prima linea per i pazienti che non possono ricevere osimertinib.

Perché è importante

  • L’aggiunta di bevacizumab ha prolungato la PFS in sperimentazioni precedenti, ma i dati in pazienti non asiatici sono limitati.

Disegno dello studio

  • Sperimentazione Beverly: sperimentazione di fase III, multicentrica, randomizzata, in aperto, non a scopo di lucro
  • 160 pazienti italiani randomizzati a bevacizumab + erlotinib (n=80) o a erlotinib in monoterapia (n=80).
  • Stratificazione in base a punteggio di validità, tipo di mutazione, centro.
  • Endpoint primari: PFS valutata dallo sperimentatore (investigator assessed, IA-PFS) e PFS valutata centralmente, in cieco, in modo indipendente (blinded-independent centrally-reviewed, BICR-PFS).
  • Endpoint secondari: sopravvivenza complessiva (overall survival, OS), qualità della vita (quality of life, QoL; questionario EORTC C30-LC13), tasso di risposta obiettiva (objective response rate, ORR; entrambi mediante IA e BICR).
  • Analisi finale: giugno 2021; follow-up mediano di 36 mesi.
  • Finanziamento: parzialmente finanziato da Roche.

Risultati principali

  • IA-PFS mediana: 15,4 mesi con bevacizumab + erlotinib rispetto a 9,6 mesi con erlotinib in monoterapia (HR corretto, 0,66; p=0,015).
  • BICR-PFS, 9,6 mesi con la combinazione rispetto a 14,8 mesi con erlotinib in monoterapia (HR corretto, 0,68; p=0,027).
  • OS (56% degli eventi): 33,3 mesi con bevacizumab + erlotinib rispetto a 22,8 mesi con erlotinib in monoterapia (HR corretto, 0,72; p=0,132).
  • Secondo un’analisi di sottogruppo esplorativa, i fumatori hanno evidenziato una maggiore probabilità di ottenere benefici con bevacizumab.
  • IA-ORR: 70% con la combinazione e 50% con erlotinib in monoterapia (p=0,01).
  • Nessuna differenza in alcuna delle voci relative alla QoL.
  • Nessun nuovo problema di sicurezza.

Il commento degli esperti

“La sperimentazione esamina un aspetto molto importante oggi nel tumore polmonare. I risultati relativi ai pazienti con un’anamnesi di fumatore sono molto interessanti. La domanda è: il biomarcatore è il fumo o potrebbe essere qualcos’altro come lo stato mutazionale di TP53? Sono curioso di capire la base biologica di questo risultato e di vedere i dati genomici di prossima pubblicazione di questa sperimentazione”. Natasha Leighl. Professore di Medicina, Università di Toronto; Presidente della OSI Pharmaceuticals Foundation; Princess Margaret Cancer Centre, Toronto (Canada).