ESMO 2020 — Tumori esofagei in stadio avanzato: il valore aggiunto dell’immunoterapia di prima linea


  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Oncology Conference reports
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Conclusioni

  • La combinazione pembrolizumab e chemioterapia offre sopravvivenza complessiva (overall survival, OS), sopravvivenza libera da progressione (progression-free survival, PFS) e tasso di risposta complessiva (overall response rate, ORR) migliori rispetto alla chemioterapia più placebo in pazienti con tumore esofageo in stadio avanzato non trattato.
  • I profili di sicurezza risultano comparabili tra bracci di trattamento.
  • Pembrolizumab + chemioterapia dovrebbero diventare un nuovo standard di cura di prima linea in questa popolazione, affermano gli autori.

Perché è importante

  • Per i pazienti con tumori esofagei localmente avanzati e metastatici le opzioni terapeutiche sono limitate.

Disegno dello studio

  • Studio di fase 3, internazionale, randomizzato, in doppio cieco (KEYNOTE-590).
  • Follow-up mediano all’analisi ad interim di 10,8 mesi.
  • Pazienti con adenocarcinoma o carcinoma esofageo a cellule squamose (esophageal squamous cell carcinoma, ESCC) o adenocarcinoma della giunzione esofago-gastrica di tipo 1 secondo la classificazione di Siewert localmente avanzato/non resecabile o metastatico.
  • Randomizzazione: pembrolizumab 200 mg + chemioterapia (5-fluorouracile + cisplatino) o placebo + chemioterapia ogni 3 settimane fino a progressione, tossicità inaccettabile o ritiro oppure per 2 anni.
  • Due endpoint primari: OS e PFS (valutate dallo sperimentatore).
  • Endpoint secondario: ORR (valutato dallo sperimentatore).
  • Finanziamento: MSD.

Risultati principali

  • Il trattamento con pembrolizumab + chemioterapia ha ottenuto una OS mediana superiore:
    • nell’ESCC con punteggio positivo combinato (combined positive score, CPS) per il ligando 1 della proteina di morte cellulare programmata (programmed cell death ligand 1, PD-L1) ≥10, HR=0,57 (P
    • nell’ESCC, HR=0,72 (P=0,0006); 
    • con CPS ≥10, HR=0,62 (P
    • in tutti i pazienti, HR=0,73 (P
  • La PFS mediana era migliore:
    • nell’ESCC, HR=0,65; 
    • con CPS ≥10, HR=0,51;
    • in tutti i pazienti, HR, 0,65 (P<.0001 per tutti>
  • ORR in tutti i pazienti;
    • 45,0% con pembrolizumab/chemioterapia rispetto a
    • 29,3% con placebo/chemioterapia (P
  • Durata mediana della risposta di 8,3 rispetto a 6,0 mesi.
  • Non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza.

Limiti 

  • Il CPS per PD-L1 ≥10 non è stato utilizzato come fattore di stratificazione.

Il commento degli esperti

“Questo potrebbe essere un nuovo standard di cura di prima linea per questi pazienti, con risultati indipendenti dallo stato CPS, sebbene i casi con istologia squamosa e CPS ≥10 potrebbero ottenere il beneficio massimo”, ha affermato Andrés Cervantes, Professore di medicina, Università di Valencia (Spagna), Direttore del Dipartimento di Oncologia medica, Ospedale universitario, Valencia e Direttore scientifico, Istituto di ricerca sanitaria INCLIVA. Il Dott. Cervantes non era coinvolto nello studio.

Segui tutta la copertura del congresso ESMO 2020 su   Univadis .