ESMO 2020 — Stress ed esaurimento da lavoro sono aumentati tra gli oncologi durante l’epidemia di COVID


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Alcune indagini indicano che gli oncologi devono affrontare stress e riduzioni del benessere in risposta alla COVID-19, che sono peggiorati con il continuare della pandemia.

La ricerca ha anche rivelato che gli uomini di oltre 40 anni e coloro che si sentono apprezzati dalla propria organizzazione presentano il rischio più basso.

La ricerca a livello internazionale sarà presentata sabato al congresso virtuale ESMO 2020, che quest’anno si terrà in formato digitale a causa della pandemia di COVID-19.

Nelle più ampie indagini sulla COVID-19 condotte tra gli oncologi fino ad ora, più di 1.500 soggetti hanno risposto a un’indagine online tra aprile e maggio, seguiti da oltre 900 intervistati in una seconda tornata a luglio e agosto.

La Dott.ssa Susana Banerjee, PhD, presidente dell’ESMO Resilience Task Force e oncologo presso il Royal Marsden NHS Foundation Trust e l’Institute of Cancer Research, Londra, Regno Unito, ha presentato la ricerca durante una conferenza stampa tenuta prima del congresso.

Ha riferito ai giornalisti che la COVID-19 “sta influendo sul benessere, l’esaurimento da lavoro (burnout) e le prestazioni lavorative”, con predittori principali la resilienza e il cambiamento degli orari di lavoro.

La Dott.ssa Banerjee ha inoltre affermato che i risultati indicano che “il rischio di stress ed esaurimento da lavoro è aumentato”, durante la pandemia di COVID-19, sebbene le prestazioni lavorative “siano migliorate” dall’inizio della crisi sanitaria pubblica. “Sono essenziali misure urgenti per gestire il benessere”, ha commentato.

Il dato positivo, dichiara la Dott.ssa Banerjee a Medscape Medical News è che gli oncologi hanno comunque assistito a un aumento del riconoscimento da parte delle istituzioni della necessità di migliorare il benessere e ridurre l’esaurimento da lavoro del personale.

“È anche molto rassicurante”, ha aggiunto, che i partecipanti ritengano che misure come servizi di consulenza e sostegno, accompagnati ad orari di lavoro flessibili, “potrebbero essere utili”.

“Ma ci sono sicuramente margini di miglioramento molto più ampi”, ha affermato la Dott.ssa Banerjee, sottolineando che un’indagine dell’esaurimento da lavoro in oncologia condotta diversi anni fa tra giovani oncologi ha indicato che “era abbastanza chiara la necessità di maggiore sostegno”.

La Dott.ssa Banerjee ha affermato che, con oltre 25 milioni di casi confermati e oltre 840.000 decessi a livello mondiale, la pandemia di COVID-19 ha “cambiato il nostro mondo”.

“L’intera comunità oncologica ha dovuto affrontare rapidi cambiamenti per cercare di garantire la sicurezza dei pazienti oncologici, [pur] mantenendo le loro cure oncologiche”, ha continuato.

Questi includono modifiche ai piani di gestione dei pazienti, al modo in cui vengono erogate le cure e nelle prassi lavorative quotidiane, oltre a cambiamenti nella vita personale degli oncologi.

“L’impatto della COVID-19 sul benessere può avere potenzialmente gravi conseguenze negative a livello lavorativo, nella vita domestica e sulle cure dei pazienti”, ha concluso.

Dettagli dell’indagine

L’ESMO Resilience Task Force ha condotto due indagini per determinare l’impatto della COVID-19 su oncologi e altri operatori sanitari nel campo oncologico in tutto il mondo.

Gli inviti a partecipare all’indagine sono stati distribuiti tramite posta elettronica e i social media, compresa la rete OncoAlert; la prima indagine è stata condotta tra il 16 aprile e il 3 maggio e la seconda indagine tra il 16 luglio e il 5 agosto.

Alla prima indagine hanno aderito 1.520 partecipanti di 101 Paesi (67% in Europa, 17% in Asia, 5% in Nord America e 5% in Sud America). Poco meno della metà (45%) dei partecipanti aveva meno di 40 anni, il 51% erano donne e il 71% era di etnia caucasica.

La maggior parte degli intervistati (70%) erano oncologi medici. I tirocinanti rappresentavano il 22% degli intervistati, mentre il 58% aveva completato la formazione più di 10 anni prima.

Circa due terzi (67%) degli intervistati hanno affermato di aver notato un cambiamento nei propri incarichi professionali in conseguenza della pandemia di COVID-19 e il 78% ha lamentato una maggiore preoccupazione per la propria sicurezza personale.

Sono emerse differenze significative tra Paesi in termini di livello di benessere autoriferito e di prestazioni lavorative durante la pandemia (P

Quando i ricercatori hanno valutato i risultati in relazione ai tassi grezzi di mortalità per COVID-19 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno scoperto che il benessere e le prestazioni lavorative degli oncologi erano associati in modo significativo ai tassi di mortalità nel rispettivo Paese (P

La Dott.ssa Banerjee ha spiegato che “all’aumentare del tasso di mortalità, da quando è scoppiata la pandemia di COVID-19 le prestazioni lavorative sono diminuite e i punteggi dell’indice del benessere sono diminuiti, il che suggerisce maggiore stress e un benessere inferiore”.

L’analisi di regressione logistica ha indicato che un maggior benessere, o meno stress, era associato in modo significativo a una maggiore resilienza autoriferita, avere più di 40 anni, essere di sesso maschile, avere condizioni lavorative piacevoli e sentirsi apprezzati dalla propria organizzazione (P

Al contrario, il benessere peggiore è risultato associato a un aumento dell’orario di lavoro, preoccupazioni in merito al tirocinio o alla carriera, autoisolamento a causa di sintomi di COVID-19, riduzione delle attività di sperimentazione clinica e cambiamenti nella dieta (P

La sensazione di esaurimento da lavoro è risultata associata in modo significativo a un aumento delle ore lavorative e degli straordinari, nonché preoccupazioni in merito al tirocinio o alla carriera, mentre la resilienza autoriferita, condizioni di lavoro piacevoli e la sensazione di essere appoggiati dal governo erano tutti associati a un minore esaurimento da lavoro (P

Prestazioni lavorative peggiori dall’inizio della COVID-19 sono risultate collegate a preoccupazioni per l’impatto sulle attività di ricerca, il tasso grezzo di mortalità, un aumento delle ore di lavoro da casa e una riduzione delle attività di sperimentazione clinica (P

La situazione è peggiorata e lavorare da casa è stato apprezzato

Per stabilire come siano cambiati il benessere e le prestazioni lavorative degli oncologi nel corso della pandemia, il team ha confrontato i risultati della prima indagine con 942 risposte alla seconda indagine, identificando 272 risposte appaiate.

L’analisi ha indicato che il rischio di stress in base all’Indice del benessere dei lavoratori dipendenti (Employee Well-Being Index) è aumentato significativamente tra la prima e la secondo indagine, dal 25% al 33% (P P

Al contrario, le prestazioni lavorative sono aumentate significativamente tra la prima e la seconda indagine, dal 34% al 51% (P

Infine, le indagini hanno chiesto agli intervistati quali risorse, a loro parere, sarebbero utili per se stessi o per i colleghi.

Workshop o corsi su benessere, esaurimento da lavoro e strategie per affrontarlo sono stati classificati come da estremamente a moderatamente utili dall’81% degli intervistati, mentre il 79% ha suggerito consulenza e servizi di sostegno psicologico e il 73% guide pratiche o risorse di autoaiuto.

La Dott.ssa Banerjee ha notato, tuttavia, che orari di lavoro flessibili, compreso il lavoro da casa, erano il cambiamento desiderato più comunemente, “l’86% degli intervistati ritiene che sarebbe estremamente o moderatamente utile”.

Durante la discussione alla conferenza stampa, il Dott. Stefan Zimmermann, addetto stampa dell’ESMO e Responsabile di immuno-oncologia ambulatoriale presso il Centre Hospitalier Universitaire Vaudois, Svizzera, ha dichiarato che l’indagine ha indicato che “le giovani donne lamentano livelli più elevati di stress”. Ha chiesto se si ciò sia “sorprendente”.

La Dott.ssa Pilar Garrido, PhD, Professore associato di medicina presso l’Universidad de Alcalá, Madrid, Spagna, ha risposto che “è un peccato, ma non una sorpresa”.

Ha affermato che il gruppo Women for Oncology dell’ESMO ha condotto una propria indagine a giugno che ha esaminato potenziali disparità tra uomini e donne nell’affrontare la pandemia.

I risultati indicano che “le donne trascorrono più tempo a svolgere attività ospedaliere rispetto agli uomini, ma dedicano meno tempo alle cure personali”.

Un “aspetto interessante” è che “il tempo dedicato... alla cura dei bambini risulta simile, il che significa che le donne dedicano lo stesso tempo alla cura dei bambini, trascorrono più tempo in ospedale e dedicano meno tempo alle cure personali”.

La Dott.ssa Garrido ha suggerito che ciò potrebbe “essere uno dei motivi” per cui gli oncologi donna sono a maggior rischio di stress in risposta alla pandemia di COVID-19 rispetto ai colleghi di sesso maschile.

In termini di misure da intraprendere, la Dott.ssa Banerjee ha affermato che la terza indagine della serie sarà condotta nel 2021, “un anno dopo l’inizio dell’epidemia di COVID-19”.

“Ci auguriamo che le nostre indagini future saranno completate da un numero maggiore di oncologi in tutto il mondo, in modo da poter esaminare in modo più preciso differenze specifiche tra Paesi”, ha aggiunto.

La Dott.ssa Banerjee ha anche sottolineato che l’ESMO Resilience Task Force “valuterà come sviluppare interventi specifici per aiutare e assistere ulteriormente [gli oncologi] durante la pandemia e, soprattutto, dopo”.

Non è stato dichiarato alcun finanziamento per lo studio. La Dott.ssa Banerjee dichiara onorari/rimborsi da parte di AstraZeneca/MSD, Tesaro, GlaxoSmithKline, Clovia Oncology, Amgen, Merck Serono, Mersana, Ganmabs, Immunogen, Pfizer, Roche, Seattle Genetics e Nucana; e contributi di ricerca di Astrazeneca, GlaxoSmithKline e Tesaro.

L’articolo è stato pubblicato originariamente su Medscape.com.