ESMO 2019 — Nivolumab prolunga la sopravvivenza rispetto alla chemioterapia nel trattamento di seconda linea del carcinoma a cellule squamose dell’esofago metastatico


  • Jo Whelan
  • Oncology Conference reports
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Conclusioni

  • Nivolumab ha migliorato la sopravvivenza mediana di 2,5 mesi rispetto alla chemioterapia, con una riduzione del 23% del rischio di decesso.
  • I pazienti trattati con nivolumab presentavano un rischio notevolmente inferiore di eventi avversi di grado 3-4 rispetto alla chemioterapia e i punteggi relativi alla qualità della vita erano maggiori.

Perché è importante

  • Le attuali opzioni di chemioterapia per il trattamento di seconda linea del carcinoma a cellule squamose dell’esofago (oesophageal squamous cell carcinoma, ESCC) metastatico offrono una scarsa sopravvivenza a lungo termine.

Risultati principali

  • La sopravvivenza complessiva mediana era di 10,9 mesi (IC al 95%: 9,2-13,3) nel braccio nivolumab e di 8,4 mesi (IC al 95%: 7,2-9,9) con chemioterapia (HR: 0,77, IC al 95%: 0,62-0,96, P=0,02). Questa era l'analisi finale della sopravvivenza (follow-up minimo di 17,6 mesi).
  • Il beneficio è stato osservato indipendentemente dallo stato del ligando di morte programmata 1 (programmed death-ligand 1, PD-L1) del tumore.
  • La sopravvivenza a 18 mesi era rispettivamente del 31% e del 21% con nivolumab e chemioterapia.
  • Solo il 18% dei pazienti nel braccio nivolumab ha manifestato eventi avversi correlati al trattamento di grado 3-4, rispetto al 63% nel braccio di chemioterapia.
  • L’analisi esplorativa ha mostrato una migliore qualità della vita correlata alla salute nel braccio nivolumab rispetto alla chemioterapia.

Disegno dello studio

  • I pazienti (n=419) avevano un ESCC in stadio avanzato o recidivante non operabile ed erano refrattari o intolleranti a ≥1 terapia a base di fluoropirimidina o a base di platino. L’arruolamento era indipendente dallo stato PD-L1.
  • Sono stati randomizzati in rapporto 1:1 a nivolumab (240 mg ogni 2 settimane) o a paclitaxel o docetaxel a scelta dello sperimentatore.
  • L’endpoint primario era la sopravvivenza complessiva (overall survival, OS).
  • La sperimentazione era internazionale, ma il 94% dei pazienti era di razza asiatica.
  • Finanziamento: Ono Pharmaceutical Co, Bristol-Myers Squibb.

Limiti

  • Non è chiaro se i risultati siano generalizzabili a popolazioni non asiatiche.

Il commento degli esperti

  • “Le evidenze ora dimostrano che il trattamento basato su PD-L1 funziona in questo contesto; siamo ansiosi di vedere i dati nel trattamento di prima linea”, Dott. Ian Chau MD FRCP, Royal Marsden Hospital, Londra, che non era coinvolto nello studio.