ESC 2022 — Studio DELIVER, altre analisi confermano gli inibitori di SGLT2 nel trattamento dell’insufficienza cardiaca

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Durante questa sessione hot line intitolata “Inibizione di SGLT2 nell’insufficienza cardiaca”, presieduta da Marco Metra, Italia, e Mariell Jessup, Stati Uniti, sono stati presentati i risultati completi della sperimentazione DELIVER, supportati da altre analisi, per confermare la posizione degli inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (sodium-glucose cotransporter 2, SGLT2) come pietra miliare nel trattamento dell’insufficienza cardiaca (heart failure, HF), indipendentemente dalla frazione di eiezione (ejection fraction, EF).

 

Dapagliflozin emerge trionfante dalla sperimentazione DELIVER (Scott Solomon, USA)

I risultati finali della sperimentazione di fase 3 DELIVER dimostrano l’ipotesi che l’inibitore di SGLT2 dapagliflozin riduca significativamente il rischio di decesso cardiovascolare (CV) o di peggioramento dell’HF rispetto al placebo. Una sperimentazione globale, con randomizzazione condotta in 350 centri in 20 Paesi, DELIVER ha incluso 6.263 pazienti di età ≥40 anni affetti da HF con EF lievemente ridotta (HF with mildly reduced EF, HFmrEF) o con EF preservata (HF with preserved EF, HFpEF), definita come EF del ventricolo sinistro (left ventricular EF, LVEF) >40%, trattati con dapagliflozin 10 mg una volta al giorno o con placebo in aggiunta alla terapia di base. Sono stati inclusi anche i pazienti che avevano avuto una LVEF <40% prima di migliorare oltre la soglia. La pubblicazione principale dello studio DELIVER sul New England Journal of Medicine riporta una riduzione significativa dell’endpoint composito primario di decesso CV o peggioramento dell’HF (ricovero ospedaliero non programmato o visita urgente); dopo una mediana di 2,3 anni, i pazienti che hanno assunto dapagliflozin hanno evidenziato un tasso del 16,4% rispetto al 19,5% con il placebo (rapporto di rischio [HR]=0,82; P=0,0008). L’HR per l’endpoint primario è risultato 0,78 per i pazienti con LVEF ≥60% e 0,83 per quelli con EF inferiori; pertanto, i benefici non sono stati influenzati dalla LVEF. È stata osservata una “notevole costanza” a vantaggio di dapagliflozin in ogni sottogruppo prespecificato. Il tasso di incidenza di eventi avversi gravi è risultato simile nei due gruppi.

“Lo studio DELIVER è la sperimentazione più ampia e più allargata in termini di pazienti selezionati mai condotta sull’insufficienza cardiaca con frazione di eiezione lievemente ridotta o preservata. I risultati dello studio DELIVER estendono il beneficio di dapagliflozin all’intero spettro di pazienti con insufficienza cardiaca”, ha dichiarato lo sperimentatore principale, Solomon, in un comunicato stampa.

 

L’analisi aggregata favorisce ulteriormente gli inibitori di SGLT2 (Pardeep Jhund, Regno Unito)

Questa analisi aggregata ha combinato i risultati dello studio DAPA-HF, che ha valutato l’effetto di dapagliflozin contro l’HF con EF ridotta (HF with reduced EF, HFrEF) e dello studio DELIVER per esplorare l’impatto dell’inibitore di SGLT2 nell’intera gamma di EF. Pubblicata online simultaneamente su Nature Medicine, l’analisi ha incluso 11.007 pazienti, la maggior parte con LVEF compresa tra il 16% e il 74%. L’analisi ha rivelato una riduzione significativa dei decessi CV (HR=0,86; P=0,01) e per tutte le cause (HR=0,90; P=0,03), dei ricoveri totali (riduzione del rischio=0,71; P<0,001) e dei primi ricoveri (HR=0,74; P<0,001) e dei decessi CV/primi ricoveri per HF (HR=0,78; P<0,001) nell’arco di un follow-up mediano di 22 mesi.

Analogamente a quanto osservato nel solo studio DELIVER, l’effetto del trattamento non è cambiato al variare della LVEF, un risultato di chiaro valore clinico, ha affermato Jhund, perché “la terapia con inibitori di SGLT2 potrebbe essere avviata in pazienti con una diagnosi clinica di insufficienza cardiaca senza controindicazioni in attesa di una misurazione della EF”.

 

La metanalisi rafforza la posizione (Muthiah Vaduganathan, Stati Uniti)

A ulteriore conferma dell’uso dell’inibitore di SGLT2 per il trattamento dell’HF, Vaduganathan ha presentato i risultati di una metanalisi degli studi DELIVER ed EMPEROR-Preserved che era prespecificata prima dell’apertura del cieco del primo studio. L’inibizione di SGLT2 ha ridotto significativamente i decessi CV/il primo ricovero per HF (HR=0,80; P<0,0001) in 12.251 pazienti, senza alcuna eterogeneità significativa osservata tra le due sperimentazioni o tra i 13 sottogruppi.

Per esaminare la totalità delle evidenze di oltre 20.000 pazienti, sono state successivamente incluse le sperimentazioni DAPA-HF, EMPEROR-Reduced e SOLOIST-WHF (che ha valutato l’inibitore di SGLT1/2 sotagliflozin contro il peggioramento dell’HF indipendentemente dall’EF). Anche in questo caso è stata osservata una riduzione significativa dei decessi CV o dei ricoveri per HF (HR=0,77; P<0,0001), oltre a una riduzione del rischio di ricovero per HF (HR=0,72; P<0,0001), decesso CV (HR=0,87; P=0,002) e decesso per tutte le cause (HR=0,92; P=0,025). Vaduganathan ha inoltre aggiunto che “la cosa più importante, per tutti questi endpoint esaminati, è che non abbiamo osservato assolutamente alcuna evidenza di eterogeneità nelle singole popolazioni delle sperimentazione da noi arruolate”. Il beneficio clinico si estende ai pazienti con LVEF ≥60%. Inoltre, i miglioramenti clinicamente significativi della qualità della vita sono stati raggiunti rapidamente, dopo sole settimane o mesi dall’inizio del trattamento. Questi risultati sono stati pubblicati simultaneamente online su Lancet.