Epilessia infantile, la stimolazione vagale fa risparmiare

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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  • Secondo uno studio condotto negli USA, i costi sanitari annuali dei pazienti pediatrici con epilessia refrattaria a cui viene impiantato un device per la stimolazione neurale sono più bassi dei pazienti trattati con la sola terapia medica.
  • L’utilizzo della stimolazione vagale si associa quindi a un risparmio per chi si fa carico delle spese sanitarie dei pazienti epilettici.

 

Alla luce del fatto che l’epilessia refrattaria ai trattamenti farmacologici si associa a costi sanitari considerevoli, alcune informazioni che arrivano dagli Stati Uniti sono rilevanti per l’ottimizzazione delle risorse nei casi pediatrici. I ricercatori dell’Anne and Robert H. Lurie Children's Hospital di Chicago hanno infatti appurato che aggiungere alla terapia farmacologica la stimolazione del nervo vago (VNS) comporta un risparmio annuale di oltre $3.200 per ogni singolo paziente. Questo studio di farmacoeconomia potrebbe stimolare studi clinici ad hoc per un’analisi approfondita della costo-efficacia della stimolazione neurale nei bambini con epilessia refrattaria.

I pazienti con epilessia non controllata vanno incontro a ricoveri, visite al pronto soccorso e visite ambulatoriali con maggiore frequenza rispetto ai pazienti in cui il trattamento farmacologico funziona bene. Secondo alcune stime, i costi associati alle cure dell’epilessia refrattaria sono dalle due alle dieci volte superiori ai costi sostenuti in caso di epilessia non refrattaria. Al di là dei farmaci antiepilettici,  i dati in letteratura dimostrano che la VNS è efficace nel controllare le convulsioni, con un’efficacia almeno sovrapponibile a quella dell’aggiunta di nuovi farmaci al regime terapeutico. I ricercatori statunitensi hanno voluto verificare la sostenibilità di questo approccio terapeutico utilizzando un database amministrativo nazionale.

Prendendo in esame i dati contenuti nel Children's Hospital Association's Pediatric Health Information System (PHIS) relativi ai pazienti pediatrici (<18 anni) che avevano ricevuto una diagnosi di epilessia refrattaria nel periodo 2011-2016, sono stati individuati 1.113 pazienti trattati con farmaci antiepilettici più VNS e 3.471 pazienti trattati con i soli farmaci. A due anni di follow-up, i costi sanitari annuali legati all’epilessia erano aumentati rispetto al periodo precedente alla refrattarietà in misura significativamente maggiore nel gruppo di pazienti non trattati con VNS rispetto ai pazienti in cui si era usata la stimolazione vagale. Nel primo gruppo i costi erano aumentati di $18.437 (95%CI $15.978-20.896), nel secondo di $15.185 95%CI ($10.253-20.113). Andando a separare le voci di costo, la VNS aumentava i costi extraospedalieri, mentre riduceva quelli legati alle visite in pronto soccorso. Complessivamente l’aggiunta della VNS generava un risparmio annuale di $3.254.

“Malattie come l’epilessia infantile resistente ai farmaci rappresentano condizioni complesse che richiedono cure multidisciplinari – sottolineano gli autori dello studio nell’articolo pubblicato sulla rivista Epilepsy, concludendo che – Conoscere e quantificare i costi diretti e indiretti delle cure per condizioni croniche inclusa l’epilessia sono sforzi importanti per le ricerche future. Perseguire tale ricerca è essenziale per fare avanzare il trattamento di queste malattie e per migliorare le prestazioni sanitarie per queste malattie problematiche che rappresentano importanti fardelli economici”.