Enoc (Bambino Gesù), 'priorità ricerca e medicina territorio di serie A'

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Roma, 25 ago. (Adnkronos Salute)() - "Se si parla di priorità nel settore sanitario si deve partire dal fine stesso della sanità, ovvero: curare le persone e, possibilmente farle guarire. Quindi sul podio, per me, c'è la ricerca scientifica, in grado da portare miglioramenti nella guarigione. Va sostenuta e potenziata". E' Mariella Enoc, presidente dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù, manager sanitaria di lunga esperienza, a tracciare, per l'Adnkronos Salute, la 'lista' delle azioni prioritarie per la sanità del futuro in cui campeggiano i temi della cura, della medicina territoriale che non può più essere la Cenerentola del settore, dell'assistenza domiciliare e dell'innovazione.

"La ricerca scientifica è la base, il cuore della medicina", continua Enoc. Poi "c'è il tema della cura su cui si apre un ventaglio di possibilità per il futuro". Si parte dall'ospedale "che è centro di riferimento della medicina ma che deve avere un'interazione importante con il territorio, ciò che sostanzialmente, a mio avviso, oggi manca. Parliamo sempre di medicina territoriale separandola dall'ospedale. Ma se non abbiamo la capacità di far dialogare questi due mondi continueremo a dare due tipi di assistenza: una si serie A e una di serie B".

Questo "deve cambiare se vogliamo evitare gli affollamenti nei pronto soccorso, gli ospedali pieni. La medicina del territorio deve essere di serie A. Sono convinta inoltre che i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta debbano avere un collegamento con l'ospedale, anche nella prospettiva dell'aggiornamento professionale più avanzato", sottolinea.

Per quanto riguarda poi le cure domiciliari, "oggi sono ancora poco sviluppate ma hanno bisogno di sistemi innovativi: telemedicina, telediagnosi, teleconsulto, teleriabilitazione. Nel Sud della Giordania, come Bambino Gesù, per esempio, abbiamo un centro di riabilitazione, in una zona dove c'è una popolazione beduina. Queste persone portano i loro bambini, con patologie gravissime, al centro ma non possono andarci tutti i giorni. Quindi, sui loro telefonini, vengono messi i movimenti che i piccoli devono fare a casa. Se questo è possibile in quell'area del mondo, tanto più lo potremmo fare noi", aggiunge Enoc.

Le forme di telemedicina possono essere tante, "l'importante, però - aggiunge - è che si tratti di un progetto organico e che non si pensi di poter superare la fondamentale relazione medico-paziente. Altrimenti questo diventa un rischio, non un'opportunità. Al momento temo che queste forme di innovazione siano troppo parcellizzate".

La sanità, precisa, "deve essere messa in rete. Tenendo conto della digitalizzazione, degli strumenti che a breve saranno disponibili. Tutto questo, però, se noi non lo mettiamo insieme rischia di non avere l'effetto voluto. Gli ospedali continueranno ad essere pieni zeppi, le case di comunità avranno accessi ripetitivi per prestazioni non necessariamente utili, l'assistenza domiciliare continuerà ad essere un Adi più o meno migliorata".