Emilia Romagna, nasce Rete regionale Breast Unit


  • Adnkronos Salute
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Bologna, 2 mag. (AdnKronos Salute) - "Vicini alla donna dalla prevenzione alla cura. Per migliorare ulteriormente quel percorso di screening, diagnosi tempestiva, terapia e controllo che già colloca l'Emilia Romagna ai vertici in Italia quando si parla di tumore al seno". Con questo obiettivo la Regione dà vita alla Rete regionale dei Centri di senologia: potrà contare su 12 strutture di riferimento in tutto il territorio, che lavoreranno con standard di qualità, modalità organizzative e di funzionamento uniformi: un centro per provincia, due a Modena e tre per l'area metropolitana di Bologna. Oggi a Bologna, nella sede di viale Aldo Moro, la presentazione ufficiale in occasione del convegno organizzato dalla Regione in collaborazione con Europa Donna Italia, il movimento che opera a tutela dei diritti delle donne riguardo a prevenzione e cura del cancro al seno.

La Rete - si ricorda - nasce per volontà della Giunta regionale, che l'ha istituita con una delibera a cui le aziende sanitarie dovranno fare riferimento per attuare il percorso organizzativo. Il documento individua la strutturazione territoriale; definisce il modello da adottare per garantire i migliori esiti clinici; stabilisce la costituzione di un coordinamento permanente che avrà anche il compito di monitorare i risultati raggiunti. "Siamo particolarmente orgogliosi di dare avvio a questa realtà, nata con l'obiettivo di qualificare ulteriormente il servizio di assistenza alle donne lungo l'intero percorso, dalla prevenzione alla cura, che già vede l'Emilia Romagna ai vertici in Italia - sottolinea l'assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi - Basti pensare che il nostro programma di screening mammografico coinvolge 500 mila donne ogni anno, vale a dire il 100% di quelle 'bersaglio', con un'adesione del 75%. Su una patologia così importante, e purtroppo diffusa, come il tumore al seno, non possiamo abbassare la guardia, anzi siamo impegnati ad alzare sempre più l'asticella della qualità del servizio. Anche attraverso una collaborazione sempre più stretta con le associazioni di volontariato attive in questo campo, che svolgono un lavoro prezioso di supporto alle donne e alle pazienti".

"Alla Regione Emilia Romagna va riconosciuto il merito del grande impegno che ha portato a questo ottimo risultato - commenta Rosanna D'Antona, presidente di Europa Donna Italia - e anche la fiducia che ha saputo dimostrare nei confronti del nostro movimento, con il quale la collaborazione è viva e proficua da ormai 3 anni. Una collaborazione che è nostra intenzione proseguire, nel favorire ancora di più la messa in rete e la professionalizzazione delle associazioni del territorio con percorsi formativi specifici, affinché possano fornire un sempre più utile contributo al coordinamento e monitoraggio dei centri. Ci auguriamo che questa esperienza serva da modello e stimolo per tante altre Regioni dove le Breast Unit stentano ancora a decollare. A questo fine, Europa Donna Italia, con le 8 associazioni dell'Emilia Romagna che fanno parte della sua rete nazionale, ha lanciato oggi un video appello affinché le Breast Unit diventino una realtà in tutta Italia".

I 12 Centri di senologia in Emilia Romagna si trovano a Piacenza, presso l'omonimo ospedale; a Parma, presso l'azienda ospedaliero-universitaria; a Reggio Emilia, all'Arcispedale Santa Maria Nuova-Irccs; nel Modenese, all'ospedale di Carpi e all'Aou del capoluogo di provincia; nell'area metropolitana di Bologna presso l'ospedale Bellaria, l'Aou di Bologna e l'ospedale di Imola. Ancora, aprono il Centro di senologia dell'Aou di Ferrara e il Centro di senologia dell'ospedale di Ravenna; tra Forlì-Cesena c'è il Centro di senologia ospedale di Forlì (integrazione con Irccs-Irst di Meldola) e a Rimini apre il Centro di senologia dell'ospedale di Sant'Arcangelo di Romagna.

In regione il cancro al seno è responsabile del 29% dell'incidenza dei tumori maligni nel sesso femminile e del 15% della relativa mortalità, con oltre 4.500 nuovi casi all'anno. Si stima che la percentuale delle donne 'guarite' dal cancro, ossia che non hanno maggior rischio di decesso rispetto alla popolazione di riferimento, raggiunga il 54% delle pazienti con tumore della mammella.

Il programma di screening per la diagnosi precoce ha superato in regione i vent'anni di vita: è stato introdotto nel 1996 per la fascia d'età dai 50 ai 69 anni e dal 2010 è stato esteso alle fasce 45-49 e 70-74 anni. Ogni anno vengono invitate circa 500 mila donne (copertura del 100% della popolazione target), con un'adesione del 75%, a cui si aggiunge un ulteriore 10% che effettua la mammografia al di fuori del programma. Dal 2012, inoltre, è attivo un percorso regionale per l'individuazione e la sorveglianza delle donne a rischio ereditario di tumore alla mammella/ovaio, all'interno delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario regionale. Infine, nel 2005 è stato avviato un processo di riorganizzazione dell'offerta chirurgica per tumore della mammella, che ha comportato una progressiva concentrazione della casistica: nel 2017 il 94% degli interventi sono stati effettuati in ospedali pubblici e quasi completamente ad alto volume di casi trattati.