Emergenza Ucraina – le istruzioni della Regione Lombardia

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Gian Galeazzo Riario Sforza (Agenzia Zoe)

 

Erano 38.539 i profughi giunti finora in Italia dall’Ucraina ieri, 14 marzo. Oggi sono saliti a 44.008, diretti verso le principali città di destinazione dichiarate al momento dell'ingresso in Italia: Milano, Roma, Napoli e Bologna. In maggioranza sono donne, 22.331, e minori, 17.858. Di meno gli uomini, tanti sono rimasti a combattere: 3.819.

Numeri alti, che sono solo la punta di un iceberg che si farà sempre più grande nelle prossime settimane. Seconda solo alla Polonia, l’Italia è il paese europeo dove la comunità ucraina è più numerosa con 270mila persone su circa 800mila residenti nell’intera Unione europea (dati Eurostat). E stimando i familiari che potrebbero raggiungerli, le autorità prevedono almeno 700 mila nuovi arrivi, che verranno ricevuti su due fronti: l’accoglienza e l’assistenza sanitaria, senza dimenticare la protezione temporanea, dato che in settimana è atteso il decreto attuativo della direttiva 2001/55/CE, che nei casi di rilevante afflusso nei Paesi UE, permette ai profughi, in questo caso ucraini, non solo di ricongiungersi ai familiari, ma anche di soggiornare regolarmente in Italia, di lavorare, di andare a scuola e di usare il servizio sanitario nazionale, tutto ciò presentando in questura la sola richiesta del permesso di soggiorno.

Oltre all’accoglienza da parte dei familiari già residenti in Italia, le Regioni e i Comuni hanno istituito task force per gestire gli arrivi, cercando alloggi. «Nella città metropolitana di Milano i residenti ucraini sono 22mila. Stimiamo che possano raddoppiare» spiega Lamberto Bertolè, assessore comunale al Welfare. Chi proviene dall’Ucraina e non dispone di una sistemazione abitativa può rivolgersi agli uffici della Prefettura della città in cui si trova, chiedendo di essere inserito in una struttura di accoglienza.

Sul secondo fronte, quello dell’assistenza sanitaria, Regione Lombardia garantisce la gratuità di accesso per patologie acute o croniche a tutti i cittadini ucraini in fuga dalla guerra, che entro  48 ore dall’ingresso in Italia dovranno effettuare un test molecolare o antigenico per SARS-CoV-2, anch’esso gratuito e senza appuntamento, da eseguire presso i punti tampone delle ASST. 

Il tampone negativo va ripetuto dopo cinque giorni, e nel frattempo chi ha più di 6 anni di età deve indossare obbligatoriamente una mascherina FFP2. Viceversa se il tampone è positivo è necessario isolarsi, oppure se compaiono febbre o sintomi respiratori  bisogna consultare un generalista o un pediatra di libera scelta ed effettuare senza appuntamento un tampone SARS-CoV2 gratuito presso un Punto tampone delle ASST. 

I minori, le donne in stato di gravidanza e coloro che hanno un visto rilasciato in area Schengen possono ottenere l’iscrizione al Servizio sanitario regionale recandosi presso le strutture individuate dalle ATS, mentre i profughi ucraini senza visto possono ricevere il codice STP (Straniero Temporaneamente Presente), necessario per poter ottenere prestazioni e prescrizioni di farmaci a carico del SSR, recandosi presso i Pronto Soccorso ospedalieri oppure presso i PUA (Punto unico di accoglienza) del territorio metropolitano milanese individuati dall’ATS Milano per ricevere i servizi elencati nella tabella scaricabile a questo link

Per informazioni, è possibile contattare il numero verde per l'emergenza 800 894 545 (tutti i giorni dalle 8.00 alle 21.30)  Per le sole emergenze/urgenze sanitarie è attivo il numero unico 112.