Dopo una diagnosi neurologica, attenzione al rischio suicidio


  • Alessia De Chiara
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • L’analisi di oltre 7 milioni di persone in Danimarca mostra che una diagnosi di malattia neurologica si associa a un rischio di suicidio maggiore dell'80% rispetto alla popolazione generale.
  • Il rischio è più alto nei 3 mesi dopo la diagnosi e tra i pazienti con malattie più rare e gravi, quali sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e malattia di Huntington, periodo in cui arriva ad aumentare quasi di 5 volte rispetto alla popolazione generale.
  • La diagnosi di demenza si associa a una riduzione del rischio nel tempo, mentre nel primo mese dalla nascita questo triplica rispetto alla popolazione generale. 

Descrizione dello studio

  • Lo studio retrospettivo ha incluso individui di almeno 15 anni vissuti in Danimarca dal 1980 al 2016, tra cui sono stati identificati quelli con diagnosi neurologica dal 1977 al 2016.
  • L’outcome primario è stato il decesso per suicidio.
  • Sono stati stimati gli incidence rate ratio (IRR) aggiustati per stato sociodemografico, comorbidità, diagnosi psichiatriche e autolesionismo.
  • Fonti di finanziamento: Psychiatric Research Foundation della Danimarca Meridionale.

Risultati principali

  • Su 7.300.395 individui di cui era disponibile un follow-up mediano di 23,6 anni, 35.483 sono morti per suicidio. Di questi, il 14,7% (n=5.141) aveva una diagnosi neurologica.
  • È stato osservato un più alto tasso di suicidio tra le persone con diagnosi neurologica rispetto a quelle senza (tasso di incidenza 44,0 per 100.000 anni-persona contro 20,1 per 100.000 anni-persona in quelli senza; IRR 1,8).
  • I tassi sono stati più alti in caso di SLA o malattia di Huntington (IRR 4,9), seguiti da sclerosi multipla (2,2), trauma cranico (1,7), ictus (1,3) ed epilessia (1,7).
  • L'associazione cambiava in base al tempo trascorso dalla diagnosi: IRR 3,1 tra il primo e il terzo mese; IRR 1,5 dopo 10 o più anni.
  • Il tasso di suicidio è stato più basso in caso di demenza (IRR 0,8), ma più elevato nel primo mese dopo la diagnosi (IRR 3,0).

Limiti dello studio

  • Non sono state incluse diagnosi precedenti al 1977 e quelle fornite durante le cure primarie.
  • È possibile che non tutti i casi di suicidio siano registrati.

Perché è importante

  • Studi precedenti avevano già collegato i disturbi neurologici al suicidio, ma i dati su alcune condizioni, tra cui SLA e malattia di Huntington, erano inconcludenti.
  • I risultati mostrano un rischio di suicidio legato anche a meningiti ed encefaliti, e in caso di Parkinson, polineuropatia e Guillain-Barré.
  • Anche se il design dello studio non può stabilire una causalità, diversi possibili meccanismi potrebbero collegare il suicidio e i disturbi neurologici, la cui diagnosi ha conseguenze psicologiche, psichiatriche, fisiche e neurobiologiche.
  • Dato le piccole differenze di rischio assoluto osservate, i risultati non giustificano necessariamente la modifica nella gestione del trattamento dei singoli pazienti, ma i medici dovrebbero essere consapevoli della possibilità di depressione, demoralizzazione e suicidio.