Dopo un infarto, un SMS non basta

  • Alessia De Chiara
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • Un programma che prevedeva la ricezione al cellulare di messaggi motivazionali, di supporto ed educativi non ha avuto alcun effetto sull’aderenza terapeutica di pazienti colpiti da sindrome coronarica acuta.
  • È stato osservato un leggero miglioramento di alcuni fattori di rischio relativi allo stile di vita.

Lo studio TEXTMEDS, mostra come un programma personalizzato lungo un anno costituito da messaggi di testo inviati al cellulare e riguardanti la prevenzione secondaria, i farmaci o lo stile di vita, non ha avuto un effetto significativo sull’aderenza terapeutica di pazienti con sindrome coronarica acuta che erano stati ricoverati in diversi centri australiani. Non si è osservato alcun effetto, neanche su altri risultati come i livelli di colesterolo LDL o la pressione sanguigna. “Così come già dimostrato da uno studio precedente che ha utilizzato un intervento analogo, risulta più probabile che i partecipanti del gruppo di intervento consumino le porzioni di frutta e verdura raccomandate dalle linee guida” scrivono i ricercatori su Circulation, sottolineando che però l’intervento è sicuro e non ha aumentato il ricorso all’assistenza sanitaria, che potrebbe invece essere diminuito.

Lo studio ha incluso 1.424 pazienti con sindrome coronarica acuta, con età media 58 anni e per la maggior parte uomini, reclutati presso 18 centri in diverse zone dell’Australia e randomizzati in due gruppi (controllo e intervento). Tutti i pazienti erano sottoposti a una cura standard, e cioè una prevenzione secondaria stabilita dal team medico, mentre solo quelli appartenenti al gruppo di intervento hanno ricevuto al cellulare per un anno messaggi di testo personalizzati, motivazionali e di supporto, sui farmaci da prendere e sullo stile di vita da adottare e in merito alla prevenzione secondaria in generale.

Come endpoint primario i ricercatori hanno scelto l’aderenza ai farmaci riferita dai pazienti stessi: i pazienti “aderenti” erano quelli che avevano assunto una percentuale dei 5 farmaci previsti superiore all’80 per cento, salvo controindicazioni. Non è stata osservata una differenza significativa tra i gruppi né dopo 6 né dopo 12 mesi, come non c’era differenza nell’aderenza ai singoli farmaci, quali aspirina, betabloccanti, inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina o bloccante del recettore dell’angiotensina, statine e un secondo antiaggregante. I

Inoltre, non c’era differenza tra i gruppi in merito al raggiungimento degli obbiettivi raccomandati come il colesterolo LDL, la pressione sanguigna, il fatto di fare esercizio regolarmente o di non fumare. Invece, più partecipanti nel gruppo di intervento, rispetto a quelli del gruppo controllo, hanno segnalato di assumere i livelli raccomandati al giorno di frutta (almeno 2 porzioni, 44% contro 39%) e verdura (almeno 5 porzioni, 9% contro 5%) e un indice di massa corporeo inferiore a 25 kg/m2 (21% contro 18%).

È stata poi notata una diminuzione delle visite di assistenza primaria e alcuni test cardiaci e nessun aumento delle spese dei pazienti, quando di solito le nuove tecnologie aumentano i costi complessivi. Ciò potrebbe indicare come programmi simili possano far risparmiare sui costi, ma è un aspetto che andrà valutato.

Per gli autori, la mancanza di effetto sull’aderenza terapeutica, nonostante la migliore aderenza a uno stile di vita sano, suggerisce che a influenzarla potrebbero esserci fattori esterni, tra cui fattori sociali ed economici o legati agli effetti collaterali, che andranno quindi affrontati. In conclusione, non è ancora chiaro se programmi basati su messaggi personalizzati possano fornire supporto a questo tipo di pazienti.