Dopo COVID-19 grave e MIS-C, un bambino su quattro soffre di sequele importanti

  • Alessia De Chiara
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • Dopo il ricovero per COVID-19 acuto o per sindrome infiammatoria multisistemica dei bambini, più di un bambino o adolescente su 4 continua a presentare alcuni sintomi o difficoltà nelle attività quotidiane
  • I più colpiti sono i pazienti con COVID-19 nei quali erano stati coinvolti più organi e i pazienti con MIS-C con patologie respiratorie pre-esistenti o obesità.

Un nuovo studio apparso su Pediatrics mostra i minori di 21 anni ricoverati per COVID-19 acuto o per sindrome infiammatoria multisistemica pediatrica (MIS-C) presenta ancora sintomi o difficoltà nelle attività quotidiane per almeno i 2 mesi successivi. “Circa 3/4 sono tornati ai precedenti livelli di salute, persino quelli gravemente malati, il che è rassicurante – ha detto alla stampa la coordinatrice dello studio Adrienne Randolph, del Boston Children’s Hospital – Ma sfortunatamente, più di uno su 4 no”. Sono sicuramente dati migliori rispetto a quelli che si riscontrano nei pazienti anziani, ma per l’autrice restano preoccupanti. “I rischi di malattia grave e complicanze persistenti sono superiori al rischio di complicanze del vaccino, che sono molto rare” ha sottolineato.

Lo studio ha coinvolto 358 bambini e ragazzi con meno di 21 anni che erano stati ricoverati tra maggio 2020 e maggio 2021 in 25 ospedali negli Stati Uniti per COVID-19 acuto (43,3%) o MIS-C (56,7%), di cui rispettivamente circa il 50% e l’86% in unità di terapia intensiva. Mediante sondaggi online o interviste telefoniche ai caregiver, i ricercatori hanno raccolto le informazioni relative alle condizioni di salute dei pazienti dopo la dimissioni. I dati a 2-4 mesi erano disponibili per circa il 78% dei partecipanti. In totale, 13 pazienti (11%) ricoverati con COVID-19 acuto e 12 (8%) con MIS-C erano stati ricoverati nuovamente.

Dopo 2-4 mesi, rispettivamente il 26,6% e il 30% presentava sintomi o compromissione delle attività quotidiane, o entrambe. I sintomi più comuni, in entrambi i casi, erano fatigue o debolezza (14,3% nei pazienti con COVID-19 e 11,3% in quelli con MIS-C). Tosse e dispnea interessavano il 9,2% dei pazienti ricoverati per COVID-19 acuto e il 2,5% di quelli con MIS-C, mentre il mal di testa rispettivamente l’8,4% e il 7,5%.

Il 13,3% dei pazienti con COVID-19 e il 21,3% di quelli con MIS-C non è ritornato ai livelli di attività precedente. Rispettivamente, il 6,7% e il 14,4% non è in grado di camminare o fare esercizio come prima del ricovero e il 6,5% e il 7,5% dorme più di prima. È stata anche segnalata incapacità a fare i compiti scolastici (4,2% e 3,8%), così come distrazione o incapacità a concentrarsi (2,5% e 3,8%).

Mentre il 66,4% dei pazienti con COVID-19 acuto soffriva di patologie pre-esistenti, la maggior parte di quelli con MIS-C era sano in precedenza. Nella prima tipologia di pazienti, il numero di organi coinvolti si associava ai sintomi persistenti o alla compromissione dell’attività quotidiana, mentre nei pazienti con MIS-C le condizioni respiratorie pre-esistenti, soprattutto l’asma, si associavano ai sintomi persistenti e l’obesità si associava alla compromissione dell’attività quotidiana.

Da notare che l’analisi riguarda il periodo in cui la vaccinazione non era ancora disponibile per questa fascia d’età e che precede l’avvento delle varianti Delta e Omicron, un aspetto che gli autori stanno attualmente esaminando. “Ritengo possibile che ci saranno differenze. Vogliamo capire in che modo tutte le diverse varianti colpiscono i bambini e monitorare l’efficacia della vaccinazione nel prevenire le complicazioni a lungo termine” ha detto Randolph, che sta studiando anche le complicazioni neurologiche di COVID-19 e MIS-C.