Donne medico, 'maternità scambiata per vacanza, mobbing e pressioni'

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Roma, 7 mar. (Adnkronos Salute) - "I miei colleghi mi hanno trattata come se fossi stata un anno in vacanza. Al rientro sono stata trattata come una persona che doveva recuperare il lavoro non svolto durante la maternità". "La maternità delle colleghe viene vissuta come un peso per le aziende ospedaliere, i primari e i colleghi. L'avere figli penalizza il percorso formativo e di avanzamento di carriera. Ad oggi quello del medico rimane un mestiere per uomini". "Mi sono sentita in dovere di recuperare quanto non fatto durante i pochi mesi in cui mi sono presa cura di mio figlio". "Mi è stato rinfacciato più volte di aver scelto di essere madre oltre che chirurgo". Sono alcune delle voci di donne medico, raccolte dalla Federazione Cimo-Fesmed che ha condotto un sondaggio su un campione di 1.415 donne medico, diffuso alla vigilia dell'8 marzo.

Per capire cosa subiscono le donne medico in molti ospedali italiani - riferisce il sindacato - le loro parole sono più efficaci di qualunque numero. Quando abbiamo chiesto loro come è stato il rientro al lavoro dopo la maternità, c'è chi parla di mobbing, di pressioni, di demansionamento, di senso di colpa che porta a non richiedere congedi parentali o straordinari per non far ricadere il lavoro sui colleghi. C'è chi è dovuta tornare in ospedale poche settimane dopo il parto, a molte non è stato riconosciuto il diritto all'esenzione dai turni di notte per i primi 3 anni di vita del bambino o all'orario ridotto per allattamento. E tra chi ottiene il tempo parziale per l'allattamento, c'è chi è costretta a svolgere attività in radiologia o ad esporsi a gas anestetici.

Da qui la necessità di "garantire pari opportunità di carriera a uomini e donne", richiesta dal 62,7% delle dottoresse che hanno risposto al sondaggio. "Le donne stanno dove si sgobba, non dove si comanda", "in sala operatoria si ascolta sempre il chirurgo, mai la chirurga", sono altri commenti riferiti dalle dottoresse intervistate. "Alcune delle esperienze subite dalle colleghe sono agghiaccianti, non degne di un Paese civile - commenta il presidente Cimo-Fesmed, Guido Quici - Non possiamo permettere che le donne medico subiscano vere e proprie discriminazioni. Non possiamo permettere che una giovane donna non venga assunta perché la sua maternità potrebbe costituire un problema per la struttura".

"Servono concrete politiche sociali e di organizzazione del lavoro. Faremo in modo che il prossimo contratto preveda l'obbligo, per le strutture sanitarie, di sostituire le dipendenti in maternità. Ci impegneremo affinché gli strumenti di welfare siano implementati e modulati sulla base delle necessità di ciascuno. Proporremo dei parametri oggettivi di valutazione dei medici, dai quali far dipendere l'assegnazione degli incarichi professionali, in modo da premiare il merito ed evitare qualsiasi forma di preferenza o discriminazione. Sono aspetti - conclude Quici - che dinanzi al costante aumento delle donne medico nel Servizio sanitario nazionale non possono essere trascurati. Si tratta non solo di un obbligo morale e deontologico nei confronti delle colleghe, ma anche di una necessità per evitare che il sistema nei prossimi anni vada in crisi".