Dolore oncologico: il metadone in prima linea?

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Cristina Ferrario (Agenzia Zoe)

Il trattamento con basse dosi di metadone come prima linea contro il dolore oncologico da malattia avanzata è efficace e ben tollerato in pazienti naive per gli oppioidi o in terapia con basse dosi di tali analgesici. Lo scrive sulla rivista The Oncologist un team italiano composto da esperti nella terapia del dolore e guidato da Sebastiano Mercadante, del centro di riferimento regionale per il trattamento del dolore e per le cure palliative, Centro Oncologico “La Maddalena” di Palermo.

“Circa il 60% dei pazienti oncologici sperimenta dolore, che in genere peggiora con il progredire della malattia oncologica” esordiscono gli autori, ricordando che nella maggior parte dei casi i pazienti rispondono alla terapia con oppioidi. “La grande varietà di oppioidi disponibili permette spesso di raggiungere un buon livello di controllo del dolore, con interventi personalizzati per il singolo paziente” aggiungono.

In questo contesto, Mercadante e colleghi hanno portato a termine il loro studio per meglio definire efficacia e tollerabilità del metadone utilizzato in prima linea in pazienti naive agli oppioidi o che assumevano contemporaneamente basse dosi di oppioidi. “I dati oggi disponibili suggeriscono che il metadone, grazie alle sue particolari caratteristiche, possa avere un ruolo importante come terapia di prima linea” dicono Mercadante e colleghi, spiegando che però questi dati derivano spesso da studi retrospettivi e di conseguenza presentano un bias intrinseco legato al disegno dello studio.

Per ovviare al problema, gli autori hanno valutato in modo prospettico 82 pazienti con tumore in stadio avanzato. I pazienti naive agli oppioidi hanno ricevuto metadone alla dose iniziale di 6 mg/die, quelli in trattamento con basse dosi di oppioidi (<60 mg/die di equivalenti di morfina orale, OME) hanno iniziato la terapia con metadone alla dose di 9 mg/die.

“Questi dosaggi iniziali sono stati modificati in base alle esigenze dei singoli pazienti al fine di ottenere il miglior equilibrio tra analgesia ed effetti avversi” dicono gli esperti.

Le analisi hanno mostrato cambiamenti significative nel dolore e nell’intensità dei sintomi in entrambi i gruppi a diversi intervalli nel corso dei due mesi dello studio, con una presenza minima di effetti avversi tali da causare l’interruzione della terapia.

Anche l’incremento della dose di metadone è risultata minima, confermando quanto suggerito dai dati sperimentali, ovvero una bassa induzione di tolleranza agli oppioidi da parte di questo farmaco.

“Servono studi di confronto per arrivare a conclusioni definitive sui vantaggi del metadone rispetto ad altri oppioidi e in particolare sul mantenimento di basse dosi per periodi prolungati” affermano Mercadante e colleghi che poi concludono: “L’uso del metadone ab initio potrebbe essere di cruciale importanza nei pazienti oncologici con una sopravvivenza lunga grazie alle nuove terapie oggi disponibili”.