Diffida Cimo contro strutture, non garantiscono formazione medici


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Roma, 22 mag. (AdnKronos Salute) - Dalla Cimo "formale diffida a tutte le aziende sanitarie a tutela dei diritti dei dirigenti medici del Ssn", con la richiesta che "entro 30 giorni siano attivati o ripristinati gli strumenti e i tempi a disposizione dei loro medici e veterinari, da dedicare a un effettivo aggiornamento professionale nell'ambito delle ore lavorative istituzionali. Un diritto dei medici e un dovere per l'adeguatezza delle cure", sottolinea il sindacato.

"Le polemiche di questi giorni sull'aggiornamento dei medici italiani aprono una profonda riflessione su come viene percepita la formazione all'interno delle strutture sanitarie, soprattutto pubbliche - commenta Guido Quici, presidente nazionale Cimo - e il sistema degli Ecm rischia di essere vissuto come adempimento burocratico da rincorrere piuttosto che un effettivo e ricercato processo di aggiornamento del medico. In primo luogo, la condizione attuale è che le ore di formazione sono negate perché di fatto dirottate su altre attività a copertura dei turni di reparto o di guardia, costringendo i medici a ricorrere quasi esclusivamente alla formazione a distanza se non, in molti casi, neanche a quella. In sintesi, se un medico non si aggiorna sarà sanzionato, se lo stesso medico intende aggiornarsi gli viene impedito per problemi di turni o di carenza di personale".

"In secondo luogo - aggiunge Quici - l'attuale sistema ha un ricorso troppo marginale a strumenti formativi quali l'addestramento sul campo, il mantenimento delle competenze specialistiche, il retraining, l'attività di tutoraggio, l'attività didattica: tutte attività che potrebbero essere più adeguatamente riconosciute in ambito formativo ma, soprattutto, svolte in ambito aziendale attraverso una corretta pianificazione interna delle attività nell'ambito del quotidiano esercizio della professione".

"E' una situazione insostenibile, anche perché - rileva il presidente Cimo - le aziende impegnano sempre meno risorse per la formazione, tanto che tra il 2010 e il 2016 la spesa delle aziende sanitarie e ospedaliere è diminuita del 32,55%, passando da 147,8 milioni a 99,7 mln di euro con una spesa pro-capite ridotta da 214,68 a 153,77 euro, in alcune realtà anche inferiore a 10 euro pro capite".

La vera questione, secondo Quici, "è quanto viene omesso o eluso dalle aziende in merito agli obblighi contrattuali su formazione e aggiornamento del proprio personale, che rende ancor più scandalosa la costante modalità da 'fake news' che vuole attribuire a ipotetiche manchevolezze della classe dirigenziale medica qualunque disfunzione che caratterizzi l'erogazione delle prestazioni dovute all'utenza secondo la missione del Ssn".