Differenze nell’utilizzo di farmaci in pazienti pediatrici ambulatoriali in base al gender


  • Notizie Mediche - VDA Net
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

SIF Societa' Italiana di Farmacologia

Differenze nell’utilizzo di farmaci in pazienti pediatrici ambulatoriali in base al gender: uno studio di coorte realizzato in sud Italia

A cura del Prof. Giuseppe Nocentini

L’efficacia e la sicurezza dei farmaci nei bambini sono dedotti, in gran parte, dai trial clinici sugli adulti. L’estrapolazione è limitata dalla natura dei parametri farmacocinetici e farmacodinamici nei bambini, molto differente rispetto a quella degli adulti. Negli ultimi anni la sensibilità relativa a questa problematica si è accresciuta ed ha coinvolto la governance Europea. L’esposizione ai farmaci dei bambini è molto elevata, essendo stata stimata una prevalenza di utilizzo nel 60% dei bambini che vivono nei Paesi sviluppati. In Italia, in particolare, l’esposizione dei bambini agli antibiotici è 3-4 volte più alta rispetto ai bambini Inglesi o Olandesi.

Obiettivo principale di questo studio retrospettivo è stato quello di valutare il pattern di utilizzo dei farmaci nella popolazione pediatrica ambulatoriale secondo il gender.

Lo studio retrospettivo di coorte è stato condotto usando la banca dati delle ASL di Caserta (Campania, Italia). La popolazione annotata sui registri comprende 1118355 residenti. La banca dati riporta dati anonimi relativi alla demografia dei pazienti, la dispensazione dei farmaci, le dimissioni dall’ospedale, la mortalità e il tipo di patologia. Le annotazioni relativamente ai farmaci dispensati riguardano esclusivamente quelli rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e prescritti principalmente dal pediatra o medico di famiglia o dallo specialista che lavora nel settore pubblico o privato. Nel registro sono anche presenti i farmaci somministrati direttamente dalla ASL o dagli ospedali ai pazienti non ricoverati.

Sono stati considerati elegibili per lo studio tutti i pazienti della ASL di Caserta con un’età inferiore ai 18 anni tra il primo gennaio 2010 e il 31 dicembre 2015. In particolare, sono stati considerati neonati (età inferiore ai 28 giorni), infanti (età compresa tra 28 giorni e 2 anni), bambini (età compresa tra 2 e 11 anni), e adolescenti (età compresa tra 12 e 17 anni) nati durante questo periodo o che fossero presenti nella banca dati per almeno 6 mesi.

Sono stati inclusi nello studio 283878 pazienti (25,4% della popolazione totale). La prevalenza annuale dell’uso di farmaci è leggermente ma significativamente diminuita nel corso degli anni passando da 56,7% nel 2010 a 53,5% nel 2015 (p

Un’analisi più dettagliata delle prescrizioni è stata compiuta con riferimento all’anno 2015. Relativamente alle classi di farmaci più usate è stata osservata quasi sempre una leggera prevalenza di utilizzo significativamente maggiore nei maschi rispetto alle femmine. In particolare, sono state osservate differenze per i farmaci antinfettivi (43,5% versus 42,3%), i farmaci attivi sul tratto respiratorio (29,0% versus 26,1%) e gli ormoni (13,1% versus 11,3%), ma non per i farmaci attivi sul tratto gastro-intestinale e sul metabolismo (4% in entrambi i sessi). La differenza tra maschi e femmine è stata osservata in tutte le fasce d’età, ma è risultata particolarmente elevata negli infanti rispetto ai farmaci antinfettivi (44,3% versus 40,8%) e negli infanti (15,3% versus 12,7%) e nei bambini (13,4% versus 11,5%) rispetto agli ormoni. La prescrizione dei farmaci attivi sul tratto respiratorio è risultata sbilanciata a favore dei maschi in tutte le fasce d’età (aumento oscillante tra il 3,2% e il 2,5%).

Per quanto riguarda i sottogruppi terapeutici, sono stati osservate differenze di prevalenza molto piccole ma statisticamente significative sempre a favore dei maschi. Ad esempio, la prevalenza dell’utilizzo degli antibiotici sistemici nel 2015 è stata uguale al 42,6% nei bambini e al 41,3% nelle bambine, l’utilizzo dei farmaci per il trattamento delle patologie ostruttive polmonari è stato del 25,3% versus 23,2%, quello dei corticosteroidi sistemici è stato del 12,8% versus 11,0% e quello degli antistaminici sistemici è stato del 8,0% versus 6,2%.

Considerando i singoli farmaci, quella più utilizzata è stata l’associazione amossicillina/clavulanato (35%), seguita da beclometasone (28%), cefixime (21%), betametasone (20%), azitromicina e claritromicina (15%), salbutamolo in associazione con ipratropio (11%) o da solo (10%), cetirizina e amossicillina (9%). D’altra parte, il beclometasone è risultato il farmaco più utilizzato in entrambi i sessi nei neonati (36-42%) e negli infanti (44-45%). La prevalenza di prescrizione dei farmaci sopra menzionata è stata maggiore nei maschi sempre, ad eccezione della cefixima prescritta leggermente di più alle donne (21,4 versus 20,7, p=0,008) e il beclometasone prescritto nella stessa misura.

L’analisi relativa ai farmaci o alla famiglia di farmaci prescritti in modo ricorrente (3 o più prescrizioni l’anno) conferma una tendenza a prescrivere più farmaci ai maschi rispetto alle femmine.

In un’analisi secondaria, la proporzione di dose definita giornaliera per 1000 persone per giorno è stata trovata simile tra maschi e femmine con qualche eccezione.

Il primo dato interessante del lavoro è la diminuzione di prescrizione degli antibiotici. Negli ultimi 12 anni l’AIFA ha promosso 5 campagne d’informazione per favorire l’uso consapevole degli antibiotici. I risultati riportati suggeriscono che queste campagne hanno avuto un esito favorevole. Il tipo di prescrizioni qui riportato è molto simile a quello riportato per l’Italia del nord, relativamente ai 10 farmaci più prescritti. Invece, dal punto di vista della frequenza, amossicillina/clavulanato e amossicillina da sola sono prescritte di più al Nord Italia che nel territorio indagato da questo studio (41,6% vs 35,3% per l’associazione e 18,2% vs 8,7% per la sola amossicillina). Differenze di frequenza di prescrizione di segno opposto sono state descritte per cefixima. È difficile dire se queste differenze siano dovute ad una diversa prevalenza di ceppi batterici specifici nelle diverse parti d’Italia o se, invece, siano dovute ad abitudini prescrittive diverse. Farebbe propendere per questa seconda ipotesi il fatto che una diversa frequenza di prescrizione è osservata anche per il beclometasone.

Per quanto riguarda la maggiore frequenza di prescrizione dei farmaci ai maschi rispetto alle femmine, questo studio conferma altri studi tranne che uno di questi ha dimostrato una tendenza invertita negli adolescenti, inversione non osservata in questo studio. La differenza di gender nella prescrizione ricorrente di beclometasone inalatorio, non presente nella frequenza di prescrizione acuta, è stata già osservata in un'altra pubblicazione. Dal momento che il beclometasone è prescritto anche in soggetti non asmatici e, in Italia, questa diversa indicazione è molto più frequente che in altri Paesi, è ragionevole ritenere che la differenza di gender nella prescrizione ricorrente di beclometasone inalatorio non indichi una differente incidenza di asma in maschi e femmine.

I dati relativi agli effetti avversi dei farmaci in età pediatrica dimostrano una più alta incidenza di effetti avversi nei maschi che nelle femmine fino all’età di 12 anni. Il maggior utilizzo di farmaci da parte dei maschi potrebbe spiegare questa osservazione. Al contrario, gli effetti avversi sono più frequenti nelle adolescenti che negli adolescenti, mentre questo studio dimostra un maggior utilizzo di farmaci da parte dei maschi. Questa discrepanza potrebbe essere dovuta all’utilizzo, nelle adolescenti, di farmaci non registrati nella banca dati utilizzata dagli autori, quali, ad esempio, i FANS che possono essere acquistati senza utilizzo di ricetta medica.

La principale forza di questo studio è l’aver valutato le differenze relative al gender nella prescrizione dei farmaci e la dimensione della popolazione studiata. Un limite dello studio è che il numero di prescrizioni ai neonati è stata sottostimata dal momento che il pediatra di famiglia può essere scelto fino ad un mese dopo la nascita. Un altro limite è la possibilità che la prescrizione dei farmaci sia sottostimata anche nelle fasce di età maggiore. Infatti, sebbene il costo degli antibiotici e dei farmaci anti-asma sia parzialmente rimborsato dallo stato, il costo è relativamente basso. Dunque, la tendenza dei genitori a rivolgersi a pediatri privati insieme a quella di pagare di tasca propria queste medicine può aver portato a sottostimare il numero di prescrizioni.

Questo studio, effettuato su larga scala in una popolazione pediatrica dell’Italia del sud, dimostra che non sono presenti grandi differenze tra i sessi nella frequenza di prescrizione dei farmaci più usati. D’altra parte, lo studio dimostra una piccola ma significativa differenza a favore dei maschi nella prescrizione di antibiotici, di farmaci attivi sull’apparato respiratorio e di ormoni.

Conflitti di interesse: gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse relativamente allo studio effettuato.

Parole chiave: studio retrospettivo di coorte, popolazione pediatrica, gender

Riferimenti bibliografici

Ferrajolo C et al. Gender differences in outpatient pediatric drug utilization: A cohort study from southern italy. Front. Pharmacol. 10:11. doi: 10.3389/fphar.2019.00011

- Scarica il documento completo in formato PDF
- Riproduzione Riservata