Diagnosi e trattamento dell’influenza stagionale


  • Daniela Ovadia - Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
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L’ultimo aggiornamento delle linee guida sull’influenza prodotte dalla Infectious Disease Society of America (IDSA) arriva a ben 10 anni di distanza dalle precedenti, datate 2009, e fornisce nuove indicazioni riguardo all’uso dei test diagnostici in ospedale e in ambulatorio oltre a indicazioni per la prescrizione dei farmaci antivirali.

 

Test diagnostici

 

Durante il picco influenzale, il test diagnostico per l’identificazione del ceppo virale influenzale è suggerito nelle seguenti categorie di pazienti:

  • Pazienti immunocompromessi con sintomi influenzali, di polmonite o di disturbi respiratori aspecifici se il risultato del test può influenzare le scelte terapeutiche;
  • pazienti con sintomi respiratori acuti (con o senza febbre) o esacerbazione di malattie croniche, oppure complicanze dell’influenza se il risultato del test può influenzare le scelte terapeutiche;
  • nei periodi di bassa prevalenza, il test è consigliato solo nei pazienti ricoverati per malattia respiratoria acuta che sono stati in contatto con altre persone con influenza o hanno viaggiato in zone dove l’influenza è ancora presente.

 

Raccolta dei campioni per i test

 

Nei pazienti ambulatoriali, i campioni devono essere raccolti il prima possibile dal tratto respiratorio superiore, idealmente entro 4 giorni dall’esordio dei sintomi. Sono preferibili tamponi nasofaringei raccolti con l’apposito cotton fioc. I test sul siero non sono indicati per l’influenza stagionale.

In setting ambulatoriale, i test basati sull’amplificazione degli acidi nucleici sono da preferire rispetto al test rapido per la diagnosi di influenza (RIDT). Nei pazienti ricoverati si possono utilizzare test più specifici come la PCR inversa (RT-PCR). I test rapidi non dovrebbero essere usati in ospedale.

 

La terapia antivirale

 

Secondo l’IDSA, la terapia con antivirali deve essere iniziata appena possibile nei seguenti casi:

  • Pazienti ricoverati con influenza, indipendentemente dalla durata di malattia;
  • pazienti ambulatoriali con malattia grave e progressiva, indipendentemente dalla durata;
  • bambini sotto i 2 anni di età e adulti oltre i 65 anni;
  • donne in gravidanza o nelle prime due settimane post-partum.

È opportuno ricordare che le raccomandazioni del Ministero della salute italiano per la stagione 2018-2019 si limitano a confermare la sensibilità dei ceppi stagionali ai farmaci disponibili (ostelamivir/zanamivir).

La terapia può essere indicata anche in pazienti ambulatoriali non a rischio ma conviventi di persone a rischio e per gli operatori sanitari.

In ambedue questi casi la vaccinazione rimane il presidio preventivo più adeguato a proteggere sia i soggetti a rischio sia le persone in contatto con soggetti a rischio.

Una influenza non complicate in un paziente senza altre malattie concomitati dovrebbe essere trattata con ostelamivir per via orale o zanamivir per via inalatoria per 5 giorni.

Qualsiasi coinfezione batterica deve essere trattata su base empirica in pazienti con influenza sospetta o confermata da test di laboratorio e con sintomatologia grave, in associazione con il trattamento antivirale, specie in presenza di rapido deterioramento malgrado la terapia antivirale stessa. Se il paziente non migliora, bisogna prendere in considerazione altre possibili cause di malattia.

Gli antivirali non devono essere usati come chemioprofilassi se non nei casi di pandemia ufficiale, tranne nei casi di pazienti ad altissimo rischio per i quali il vaccino è controindicato oppure in individui non vaccinati come profilassi a breve termine a cui va fatta seguire prontamente la vaccinazione.