Diabete rallenta, dati stabili da 5 anni ma donne più 'trascurate'


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Roma, 13 nov. (Adnkronos Salute) - Il diabete 'rallenta'. I dati della malattia, infatti, sono stazionari da 5 anni, dopo la crescita continua dagli anni '90. Nel 2018, infatti, la prevalenza del diabete in Italia si è attestata a circa il 6%, non discostandosi da quella registrata nel 2013. Sul fronte delle cure, invece, si rileva un problema di genere: le donne con diabete ricevono meno assistenza degli uomini e si trascurano di più, come indicano i dati preliminari del V Rapporto Arno, realizzato dalla Società italiana di diabetologia in collaborazione con Cineca e presentati in occasione della Giornata mondiale del diabete, in calendario domani.

Il 'rallentamento' è buona notizia che, però, "non può diventare un invito ad abbassare la guardia - sottolinea Francesco Purrello, presidente della Società italiana di diabetologia - perché il diabete resta una patologia complessa e pericolosa, per le tante complicanze alle quali può portare. Perché sono comunque 4 milioni gli italiani con diabete diagnosticato e probabilmente un altro milione che non ha ancora scoperto di esserlo. Perché l’obesità, che è uno dei principali fattori di rischio per il diabete di tipo 2, continua a far paura con le sue cifre in particolare tra i giovani e i giovanissimi, soprattutto al Centro-Sud. Perché insomma c’è ancora davvero tanto ancora da fare ma bisogna trovare i canali e le suggestioni giuste per far capire al pubblico che la prevenzione è un alleato della salute e del benessere. Non un cilicio da indossare di mala voglia giorno dopo giorno".

L’ultima edizione, completa, del rapporto Arno diabete, relativa a 11 milioni di cittadini italiani e rappresentativa dell’intera penisola, sarà presentata. Il rapporto è costruito a partire da dati provenienti da tre diverse fonti di informazione: prescrizioni di farmaci, esenzioni per patologia, diagnosi sulle schede di dimissione ospedaliera. Incrociando queste fonti sono identificate le persone con diabete per comprendere quali prestazioni sanitarie ricevono dal Servizio sanitario mazionale e come si differenziano da chi non ha il diabete.

L’analisi di questa grande mole di dati (alla quale quest’anno per la prima volta si aggiunge anche il database della Fondazione ReS) consente di ricostruire una vera e propria fotografia del diabete in Italia.

Dal Rapporto Arno emerge che circa 1 milione di persone con diabete è nel pieno dell'età lavorativa. Se infatti circa 2 pazienti su 3 in Italia hanno dai 65 anni in su, quasi uno su 3 si colloca tra i 20 e i 64 anni. E i costi della patologia sono elevati. Secondo la stima, sull'intera popolazione italiana con diabete, spiega Enzo Bonora, responsabile del Rapporto Arno per la Sid, "la spesa complessiva annuale a carico del Ssn supera i 10 miliardi di euro. Si tratta però di un dato virtuale, perché fa riferimento a tariffe più che costi effettivi che sono certamente superiori".

La composizione della spesa è riferita per metà ai ricoveri, per meno del 15% ai farmaci e dispositivi diagnostico-terapeutici. Ma, in generale, la parte del leone è dovuta alle complicanze e alle malattie legate al diabete. Per quanto riguarda i farmaci, solo il 25% dei diabetici viene trattato con quelli più moderni, mentre una percentuale consistente di pazienti (circa il 30%) continua ad assumere categorie di farmaci attualmente considerate di terza-quarta linea dalle linee guida correnti.

Preoccupa gli specialisti il fatto che quasi una persona con diabete su 4 non faccia nel corso dell'anno nemmeno un esame del sangue per valutare parametri di laboratorio essenziali nel monitoraggio della malattia, e che una su 3 non effettui alcuna visita specialistica. Prescrizioni inferiori a quanto raccomandato nelle linee guida si sono osservate anche per visita oculistica e elettrocardiogramma. E le cose non vanno meglio sul versante dell'automonitoraggio domiciliare della glicemia, che viene effettuato solo da una persona con diabete su 2, mentre tutti dovrebbero farlo.

Per motivi difficilmente spiegabili, dicono gli specialisti, le donne con diabete ricevono meno assistenza degli uomini: vengono prescritti meno farmaci, meno dispositivi, meno esami e meno visite specialistiche, rispetto agli uomini. I dati sulle gravidanze evidenziano inoltre la frequenza di diabete gestazionale, in particolare fra le donne di altra etnia o provenienti da altri Paesi, ma residenti in Italia, che si ammalano quasi nel doppio dei casi.

"Nel Rapporto Arno Diabete di quest'anno - spiega Elisa Rossi del consorzio interuniversitario per la ricerca Cineca - una novità riguarda l'inserimento di un focus dedicato a diabete e gravidanza, con l'obiettivo di integrare le poche informazioni epidemiologiche disponibili a livello nazionale".

Da un'analisi dei dati su oltre 200 mila donne in età fertile (dai 15 ai 45 anni) emerge che il diabete gestazionale complica il 7% delle gravidanze, con un andamento crescente per età e con percentuali maggiori nelle donne nate all'estero (9,9 %) rispetto a quelle nate in Italia (5,9 %).