Diabete di tipo 2, un paziente su venti va in remissione

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
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  • In uno studio di popolazione condotto in Scozia, il 4,8% degli individui con diabete di tipo 2 è andato incontro a remissione.
  • La remissione era più frequente nei pazienti che erano più anziani, avevano bassi livelli di emoglobina glicata alla diagnosi, non avevano assunto farmaci ipoglicemizzanti, avevano perso peso e si erano sottoposti a chirurgia bariatrica.

 

Il diabete di tipo 2 (T2D) non è una malattia cronica progressiva: non solo la remissione è possibile nel contesto “real world”, ma lo è anche in assenza di chirurgia bariatrica. A dirlo è uno studio nazionale che ha preso in esame oltre 160.000 pazienti e mostrato che all’incirca un paziente su venti va in remissione. Il confronto delle caratteristiche dei pazienti in cui la malattia permane e di quelli in cui si risolve ha permesso di tracciare il profilo del paziente che, opportunamente assistito, ha maggiori probabilità di raggiungere e mantenere livelli glicemici normali.

“Anche se la remissione del diabete di tipo 2 è stata osservata in studi clinici e dopo chirurgia bariatrica, non è chiaro quanto sia comune con le cure usuali – scrivono gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista PLoS Medicine – Stimare la prevalenza della remissione del diabete di tipo 2 è fondamentale per l’allocazione delle risorse e per la creazione di nuovi percorsi clinici che aiutino questo gruppo di individui a rimanere in remissione”. Con questo razionale i ricercatori dell’Università di Edimburgo sono andati ad analizzare un registro nazionale, The Scottish Care Information-Diabetes (SCI-Diabetes) registry, che contiene le informazioni demografiche e i dati clinici di oltre il 99,5% dei soggetti residenti in Scozia che hanno ricevuto una diagnosi di diabete. Sono stati inclusi nell’analisi 162.316 soggetti di età ≥30 anni con T2D. La remissione è stata definita come valori di HbA1c <48 mmol/mol (6,5%) in assenza di terapia ipoglicemizzante per almeno 365 giorni. È stata inoltre condotta un’analisi di regressione logistica per esaminare le caratteristiche associate alla remissione.

Il 56% della popolazione esaminata aveva più di 65 anni e il 64% soffriva di diabete di tipo 2 da almeno 6 anni. Nel periodo in esame (gennaio-dicembre 2019), il 4,8% della popolazione risultava in remissione. I fattori che si associavano in modo statisticamente significativo alla remissione erano età più anziana (OR 1,48 per i pazienti con più di 75 anni rispetto a quelli della fascia di età 45-54 anni); HbA1c <48 mmol/mol alla diagnosi (OR 1,31), nessuna storia di terapia ipoglicemizzante (OR 14,6), una perdita di peso tra il momento della diagnosi e il periodo in esame (OR 4,45 per chi aveva perso almeno 15 kg rispetto a chi aveva perso 0-4,9 kg) e un precedente intervento di chirurgia bariatrica (OR=11,9).

“C’è una quota considerevole di persone che ottengono la remissione dal diabete di tipo 2 al di fuori dei trials clinici e senza chirurgia bariatrica – concludono gli autori – Queste persone andrebbero identificate ed opportunamente codificate così da essere supportate dai loro medici”. Il supporto è necessario sia per raggiungere la remissione del diabete che per mantenerla, dato che questa può non essere permanente.  In base a quanto suggerisce lo studio coloro a cui non sono ancora stati prescritti farmaci antidiabetici rappresentano il gruppo più appropriato con cui avviare un dialogo su remissione e opzioni per il controllo del peso.