Diabete di tipo 2, confronto tra i farmaci da associare alla metformina

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
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  • In pazienti con diabete di tipo 2 da meno di 10 anni, livelli di emoglobina glicata compresi tra 6,8 e 8,5% e basso rischio cardiovascolare, sia l’insulina glargine, sia la glimepiride, sia la liraglutide sia il sitaglipin, aggiunti alla metformina, riducono i livelli di emoglobina glicata.
  • L’insulina glargine e la liraglutide sono significativamente più efficaci nel raggiungere e mantenere i livelli target, anche se la differenza è modesta.

 

Lo studio GRADE, i cui risultati sono appena stati pubblicati sul New England Journal of Medicine, è andato a colmare un importante gap di conoscenza testando l’efficacia di quattro diversi farmaci ipoglicemizzanti da associare alla metformina in persone a basso rischio cardiovascolare.

Lo studio, sponsorizzato dal National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK) statunitense, ha messo a confronto l’insulina glargine U-100 (un analogo dell’insulina umana), la glimeripide (una sulfonilurea), la liraglutide (un agonista del recettore GLP-1) e il sitaglipin (un inibitore della dipeptidil peptidasi-4). Nel pannello di alternative manca un farmaco della classe degli inibitori SGLT2 in quanto non erano ancora stati approvati dall’FDA al momento dell’avvio del trial.

Lo studio ha arruolato 5.047 partecipanti con diabete di tipo 2 da meno di 10 anni che erano in trattamento con metformina e avevano livelli di emoglobina glicata compresi tra 76,8 e 8,5%. I partecipanti sono stati randomizzati per ricevere metformina più uno dei quattro farmaci a confronto. L’esito primario era il livello di emoglobina glicata, pari o superiore al 7,0%.

L’incidenza cumulativa dell’esito primario era significativamente diversa tra i gruppi. Nei 5 anni in media di follow-up, l’esito primario ha interessato il 71% della coorte, con frequenza più alta nel gruppo sitaglipin (77%), intermedia nel gruppo glimepiride (72%) e più bassa nei gruppi liraglutide (68%) e insulina glargine (67%). Il confronto diretto a due a due ha mostrato che il rischio di evento primario era significativamente più bassi con l’insulina glargine che con il sitaglipin (HR 0,71) o la glimepiride (HR 0,89). La differenza tra i gruppi insulina glargine e liraglutide non era significativa.

Non sono state osservate differenze nell’analisi per sottogruppi per età, sesso o gruppo etnico; i partecipanti con livelli di emoglobina glicata più alti alla baseline sembravano ottenere benefici maggiori con insulina glargine, liraglutide e glimepiride che con sitaglipin. Dal punto di vista degli eventi avversi l’ipoglicemia era rara, ma significativamente più frequente con glimepiride che con insulina glargine, liraglutide o sitaglipin. I partecipanti del gruppo liraglutide hanno riportato una maggiore frequenza di disturbi gastrointestinale e hanno perso più peso rispetto a quelli degli altri gruppi.

“Il fatto che tutti e quattro gli agenti ipoglicemizzanti assegnati con la randomizzazione appaiano equivalenti nei loro effetti, incluso il rischio di ipoglicemia è di grande importanza clinica – commentano in un editoriale Lars Rydén del Karolinska Institutet ed Eberhard Standl dell’Helmholtz Zentrum München – I dati confermano che generici più vecchi o biosimilari a basso costo hanno ancora un ruolo nel trattamento dei soggetti con diabete di tipo 2 in fase iniziale che hanno un basso rischio cardiovascolare”.