DEHA: sicuro ma poco efficace nei tumori del seno positivi per il recettore degli androgeni


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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In pazienti con tumore mammario positivo per il recettore degli androgeni, solo una donna su 12 ha ottenuto benefici clinici sostenuti nel tempo dopo trattamento con deidroepiandrosterone (DHEA) associato a inibitori dell’aromatasi (AI). Lo si legge sulle pagine della rivista Oncologist, dove sono stati pubblicati i risultati di uno studio di fase 2 portato a termine da un gruppo di ricerca italiano.

“Molti tumori mammari sono positivi per il recettore degli androgeni (AR), ma ad oggi il potenziale ruolo di questa molecola come bersaglio terapeutico non è stato valutato in modo approfondito” spiega Elisabetta Pietri dell’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori, prima autrice del lavoro. Per approfondire l’argomento, Pietri e colleghi hanno condotto uno studio di fase 2 nel quale sono state arruolate donne con tumore al seno metastatico positivo per il recettore degli estrogeni e resistente agli inibitori dell’aromatasi (n=12) oppure triplo negativo (n=6). “Abbiamo trattato le pazienti con 100 mg/giorno di DHEA, un precursore trasformato in androgeni dalle cellule tumorali, in combinazione con AI per impedire la trasformazione di DHEA in estrogeni” hanno precisato gli autori, costretti a chiudere in anticipo la valutazione della coorte con tumore triplo negativo.

A conti fatti, anche nella coorte rimanente il trattamento non ha portato un beneficio clinico prolungato: solo una delle 12 pazienti ha infatti raggiunto tale risultato e, nel caso specifico, il tumore mostrava amplificazione di AR. Buono il profilo di sicurezza del trattamento, che ha causato eventi avversi di grado 1 e 2 in 4 pazienti. “La somministrazione di DHEA e AI in queste pazienti è ben tollerato, ma oggettivamente poco efficace” spiegano gli autori, sottolineando la possibilità di selezionare diverse popolazioni e diversi dosaggi del farmaco per migliorare i risultati. “La grande variabilità sierica di DHEA e dei suoi metaboliti osservata in questa analisi potrebbe comunque rendere difficoltosi ulteriori studi sull’uso della molecola” concludono.