Darolutamide, una nuova opzione per il tumore prostatico resistente alla castrazione


  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • Nei pazienti con tumore prostatico resistente alla castrazione (CRPC) non metastatico, la sopravvivenza libera da metastasi è significativamente più lunga con darolutamide che con il placebo.
  • L’incidenza di eventi avversi è simile nei due gruppi.

 

Descrizione dello studio

  • Lo studio di fase 3 in doppio-cieco ARAMIS ha arruolato 1.509 pazienti con CRPC non metastatico e un tempo di raddoppiamento dell’antigene prostatico specifico (PSA) ≤10 mesi.
  • I pazienti sono stati randomizzati: un gruppo (n=955) è stato assegnato al trattamento con darolutamide (2 compresse da 300 mg/due volte al giorno; dose giornaliera 1.200 mg), un gruppo (n=554) al placebo; entrambi i gruppi hanno proseguito la terapia di deprivazione androgenica.
  • L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da metastasi (definita come evidenza radiologica di metastasi o morte per ogni causa); la presenza di metastasi è stata valutata ogni 16 settimane mediante revisione degli esami radiografici da parte di un centro indipendente.
  • Fonti di finanziamento: Bayer HealthCare, Orion Pharma.

 

Risultati principali

  • L’analisi è stata effettuata quando si sono verificati 437 eventi relativi all’endpoint primario.
  • La mediana della sopravvivenza libera da metastasi era 40,4 mesi nel gruppo darolutamide e 18,4 mesi nel gruppo placebo (HR per metastasi o decesso con darolutamide 0,41; IC95% 0,34-0,50; P
  • Il trattamento con darolutamide si associava con un beneficio relativamente a tutti gli endpoint secondari: sopravvivenza complessiva, tempo di comparsa del dolore, tempo prima della chemioterapia citotossica, tempo prima di un evento scheletrico sintomatico.
  • L’incidenza degli eventi avversi di grado ≥3 con una frequenza superiore al 5% presentatisi o peggiorati durante il trattamento era simile nei due gruppi; tutti questi eventi, ad eccezione della fatigue, si sono presentati in meno del 10% dei pazienti in entrambi i gruppi.
  • La percentuale di pazienti che ha interrotto il trattamento a causa di eventi avversi è stata 8,9% nel gruppo darolutamide e 8,7% nel gruppo placebo.
  • Il trattamento con darolutamide non è risultato associato con un’incidenza più alta di convulsioni, cadute, fratture, disordini cognitivi o ipertensione rispetto al placebo.

 

Perché è importante

  • Darolutamide è un nuovo inibitore del recettore degli androgeni con una struttura chimica diversa da quella di apalutamide e enzalutamide, due inibitori già approvati per il trattamento del CRPC non metastatico.
  • Questo è il primo studio di fase 3 in cui vengono valutati l’efficacia e il profilo di sicurezza di darolutamide.
  • I risultati indicano che darolutamide riduce del 59% il rischio di metastasi o morte per ogni causa.
  • A differenza di apalutamide e enzalutamide, darolutamide non si associa con una maggiore incidenza di cadute e fratture; l’incidenza di convulsioni, un potenziale evento avverso di enzalutamide, era bassa e simile nel gruppo darolutamide e nel gruppo placebo.
  • Darolutamide può rappresentare un’opzione terapeutica per i pazienti con CRPC non metastatico e un tempo di raddoppiamento del PSA di 10 mesi o meno.