Da bende a stent, ecco dispositivi a rischio carenza in ospedale

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Milano, 6 dic. (Adnkronos Salute) - "I dispositivi medici sono tutti quei presidi che servono all'interno degli ospedali per erogare l'attività chirurgica e diagnostica. E sono prodotti monouso. Quindi, nel momento in cui arriva un paziente in shock cardiogeno, entra nel triage ed è destinato all'impianto di uno stent, nella realtà ci può essere il rischio che l'azienda che si è aggiudicata quello stent nella struttura pubblica non sia nelle condizioni di fornirlo", perché messa in ginocchio dalle richieste di payback, "e che non ci sia quindi lo stent in camera operatoria. Questo è il tema". Massimo Riem, presidente della Federazione italiana fornitori in sanità (Fifo) aderente a Confcommercio-Imprese per l'Italia, ricorre a un esempio estremo per rendere l'idea di quello che potrebbe essere l'impatto del payback previsto per i dispositivi medici.

Il meccanismo, per cui - quando si verifica da parte delle Regioni uno sforamento del tetto di spesa per i dispositivi medici - alle aziende fornitrici viene riaddebitata "la metà" di questa spesa in eccesso, è stato al centro di un incontro stampa convocato oggi a Roma. I tempi sono stretti e in base alla norma il pagamento deve avvenire entro il 15 gennaio. Per i fornitori questo costo rischia di essere insostenibile per queste Pmi. E le aziende hanno elencato alcuni degli strumenti che potrebbero mancare negli ospedali "a partire da gennaio", in caso di uno stop delle forniture da parte delle imprese in difficoltà. Fra questi prodotti ci sono "anche dispositivi salvavita", fa notare Riem. Si va dai ferri chirurgici ai camici monouso, fino a garze, bende e cerotti. E ancora: sterilizzatori, prodotti per la circolazione extracorporea, protesi e valvole cardiache, stent coronarici e cardiaci, dispositivi di protezione per radiologia e radioterapia.

L'elenco fornito dalle aziende è lungo e comprende poi i dispositivi per la traumatologia, ventilatori polmonari, disinfettanti e antisettici, accessori per radioterapia, dispositivi per dialisi e per il pronto soccorso. "Come Federazione che rappresenta le Pmi in sanità - sottolinea il presidente di Fifo - siamo assolutamente d'accordo a perseguire una spesa pubblica razionale e oculata. Ma questo obiettivo non può passare per una deresponsabilizzazione degli amministratori e un tracollo del tessuto delle Pmi italiane. Con l'attuazione del payback centinaia di aziende saranno costrette a chiudere, con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. Le imprese non saranno più in grado di fornire dispositivi medici. A gennaio - avverte - ci troveremo davanti a una crisi senza precedenti da un punto di vista economico e sanitario".