Cure palliative per pochi o per tutti? La risposta nell'approccio palliativo

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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a cura del Gruppo di lavoro SICP - Società italiana di cure palliative

Dal 2017 le cure palliative in Italia fanno parte dei livelli essenziali di assistenza (LEA) ma sono erogate in maniera molto disomogenea sul territorio nazionale e molto spesso non vengono assicurate a tutti i pazienti che invece ne avrebbero bisogno. A oggi, solo un paziente su 3 circa riesce ad accedervi. In molte Regioni italiane questo tipo di assistenza stenta ancora a decollare e le cure palliative raggiungono ancora troppo poche persone. Le difficoltà derivano innanzitutto dalla mancata conoscenza da parte della popolazione della opportunità di accedere alle cure palliative e delle finalità di questo tipo di assistenza, ma anche dalla carenza di personale sanitario che abbia una preparazione specifica in questo ambito. Altra criticità importante è rappresentata dalla mancata formazione dei medici di medicina generale (MMG), che per primi entrano in contatto con questi pazienti e che a lungo li seguono nel tempo di malattia.

Come garantire a tutti le cure palliative? La letteratura ormai è concorde sulla necessità di sviluppare un approccio palliativo precoce che sia applicato non solo in tutti i setting di assistenza in cui i pazienti si ritrovino a trascorrere l’ultima parte della vita (ospedale, hospice, ospedali di comunità, case di riposo, RSA, domicilio) ma ancora più precocemente, già al tempo stesso della diagnosi di malattia a prognosi infausta, e comunque quando siano ancora previsti trattamenti rivolti alla malattia di base, sia essa di natura oncologica o cronico degenerativa.

Occorre anche rilevare che le cure che la maggior parte delle persone ricevono al termine della loro vita è fornita non da specialisti, ma da generalisti (assistenza primaria), quali medici di medicina generale, infermieri distrettuali, personale di case di riposo, personale ospedaliero, e altre figure che non hanno intrapreso una formazione specialistica in cure palliative ma che comunque hanno l’opportunità di intervenire nel percorso di malattia in un arco temporale molto più ampio di quello riferibile solo agli ultimi mesi di vita.

È dunque necessario un approccio palliativo precoce e tempestivo in cui cambiare la prospettiva, cambiare gli occhiali con cui guardare a questi pazienti, non più concentrandosi su obiettivi di cura che possano prolungare la vita o stabilizzare una condizione che è in progressivo declino (biologici), ma concentrandosi sul miglioramento della qualità della vita che rimane ed integrando questa visione-realtà assistenziale con tutti gli operatori della rete di cure palliative.

Cosa significa dunque approccio palliativo?

Significa:

  • cambiare gli occhiali con cui si guarda a questi pazienti (il che non significa fare di meno ma fare di più),
  • identificarli precocemente utilizzando possibilmente strumenti validati e condivisi (identificare non coincide con segnalare il paziente alla rete di Cure palliative)
  • valutare e identificare i bisogni (non il tipo di servizio a cui avviare i pazienti) esplorando anche desideri e aspettative.
  • acquisire il tempo necessario per l’ascolto e la comunicazione (‘tempo di cura’) con il paziente e con la famiglia per favorire un maggiore grado di consapevolezza rispetto alla posizione nella traiettoria di malattia.
  • Anticipare l’esplorazione di bisogni, desideri e aspettative e
  • Pianificare le cure in maniera condivisa

La diffusione della cultura dell’approccio palliativo per i pazienti che si avviano a un percorso di fine vita in tutti gli operatori dell’Assistenza primaria ed in particolare nei medici di medicina generale consentirebbe alla rete specialistica di Cure palliative di orientare principalmente le proprie risorse su quei malati che hanno un elevato grado di complessità consentendo al tempo stesso di assicurare a molti più malati le cure più adeguate ai loro bisogni. Ciò consentirebbe di ridurre l’attuale divario significativo tra l’erogazione di cure palliative come sancito nelle politiche sanitarie e la realtà riferita dal personale in prima linea.