Curare la depressione si può, anche con un trauma infantile alle spalle

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Messaggi chiave

  • Alcuni studi avevano suggerito che i trattamenti psicoterapeutici e farmacologici per la depressione

avevano meno probabilità di avere effetto nei pazienti che avevano avuto un trauma infantile.

  • L’analisi sistematica della letteratura mostra che anche questi pazienti traggono beneficio dai trattamenti.
  • I trattamenti per la depressione maggiore basati sull’evidenza vanno offerti a tutti i pazienti, indipendentemente da un’eventuale storia di trauma infantile.

 

Un trauma infantile non solo rappresenta un fattore di rischio per la depressione, ma si associa a sintomi depressivi più gravi e a un tasso di comorbilità più alto, tuttavia non è un elemento che deve precludere al paziente l’accesso alle cure farmacologiche e psicoterapeutiche. Quest’ultima affermazione trova giustificazione nei risultati di una metanalisi appena pubblicata sulla rivista Lancet Psychiatry.

Due metanalisi condotte nel 2010 e nel 2013 avevano suggerito che i pazienti con depressione la cui anamnesi includeva un trauma infantile avevano una probabilità 1,5-2 volte più alta di non rispondere alle cure. Questo dato poteva indurre il medico a considerare inutile la prescrizione di trattamenti farmacologici o la raccomandazione di avviare un percorso psicoterapeutico.

I ricercatori del Childhood Trauma Meta-Analysis Study Group hanno deciso di condurre una revisione della letteratura aggiornata confrontando intensità dei sintomi e risposta ai trattamenti in adulti con disturbo depressivo maggiore con o senza trauma infantile. Sono stati presi in considerazione 29 studi, 20 studi clinici randomizzati controllati e 9 studi open, che avevano coinvolto 6.830 pazienti adulti.

Il 62% dei partecipanti agli studi aveva riferito un trauma infantile. “Nonostante avessero una depressione più grave alla baseline – sintetizzano gli autori della metanalisi – i pazienti con trauma infantile avevano beneficiato del trattamento attivo in misura paragonabile a quella dei pazienti senza una storia di trauma infantile, senza differenze significative negli effetti dei trattamenti attivi tra individui con e senza trauma infantile e con tassi di abbandono simili”. I risultati non variavano stratificando i dati tipo di trauma subito dal paziente o tipo (psicoterapia o farmacoterapia) o durata del trattamento.

La conclusione di questa metanalisi contrasta con quella degli studi precedenti. Gli autori ipotizzano che ciò possa dipendere da bias di pubblicazione e di selezione, ma anche da come venivano valutati gli esiti delle terapie. “Le metanalisi precedenti hanno concepito l’esito come tasso di risposta o remissione, ma gli studi primari non sempre controllavano la severità della depressione alla baseline – commentano – Di conseguenza ai pazienti con un trauma infantile poteva essere richiesto un miglioramento più grande per rispondere alla definizione di paziente in remissione”.

In un commentario Antoine Yrondi dell’Ospedale Universitario di Tolosa (Francia) invita a non sottovalutare il fatto che la severità della depressione nei pazienti con trauma infantile era significativamente più alta non solo prima, ma anche dopo il trattamento. “Questa metanalisi comunica un messaggio di speranza ai pazienti con un trauma infantile, ossia che la psicoterapia e la farmacoterapia basate sulle evidenze possono migliorare i sintomi depressivi – scrive – Tuttavia i medici dovrebbero tenere a mente che il trauma infantile può associarsi a caratteristiche cliniche che potrebbero rendere più difficile raggiungere una remissione completa dei sintomi del disturbo depressivo maggiore e perciò avere un effetto sul funzionamento quotidiano”.