Crisi di Governo, ecco cosa rimane in sospeso nella gestione del Sistema sanitario

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Fabio Turone (Agenzia Zoe)

 

Con la caduta del governo Draghi, molte delle riforme annunciate o già in corso di realizzazione nella sanità italiana sono oggi in bilico: nella migliore delle ipotesi andranno incontro a ritardi nella loro implementazione, ma non si può ovviamente escludere che in alcuni casi la nuova compagine governativa modifichi o fermi del tutto alcuni interventi.

Da oggi all'insediamento del prossimo governo scelto dalla maggioranza che uscirà dalle elezioni politiche del prossimo 25 settembre, l'esecutivo e il Parlamento avranno un'attività a scartamento ridotto. Da un lato il governo potrà solo occuparsi dell'attuazione del PNRR e gestire gli affari correnti, prendendo eventuali provvedimenti solo per le contingenze legate all'emergenza pandemica, ai rincari di energia e generi alimentari e all'inflazione. Da parte loro i parlamentari uscenti dovranno limitarsi alla conversione dei decreti-legge e all'esame dei disegni di legge legati al PNRR (tra cui quello sulla concorrenza).

 

La medicina sul territorio

Per quel che riguarda più specificamente la salute, dopo l'approvazione della riforma dell'assistenza territoriale (DM 77) spetta ora alle Regioni provvedere a costruire le strutture entro il 31 dicembre 2026. Anche per quanto riguarda telemedicina, assistenza domiciliare e centrali operative territoriali (COT) le linee guida sono state già pubblicate, e la gara per la piattaforma nazionale di telemedicina è partita. Compete ora alle Regioni costruire le COT entro il 2024.

Perché si realizzino appieno il nuovo percorso di cura del paziente sul territorio e la presa in carico domiciliare del paziente cronico e over 65 occorre che il prossimo Governo si occupi anche della attesa riorganizzazione della medicina generale. Per il momento, per fronteggiare carenza di MMG sono previste risorse per la formazione – che dovranno essere erogate su due cicli di formazione, entro la metà del 2023 e del 2024 – e l'aumento delle borse di specializzazione, distribuite tra il 2022 e il 2026.

 

La digitalizzazione

Anche per arrivare ad avere un fascicolo sanitario elettronico (FSE) omogeneo in tutta Italia e capace di garantire un accesso efficace ai dati sanitari di ogni cittadino, i primi passi sono già stati mossi: dopo l'adozione delle linee guida per l'attuazione del FSE si dovrà puntare a realizzare un'adeguata omogeneità tra i sistemi informativi regionali e caricare i dati.

Per il capitolo del PNRR sull'innovazione tecnologica e digitale della rete ospedaliera, le esigenze delle strutture sono state mappate, e ora si dovrà procedere all'acquisto delle nuove apparecchiature (risonanze magnetiche, acceleratori lineari, angiografi, gamma camera/TAC, mammografi, ecotomografi) entro il 2024.

 

La riforma di AIFA

Un'altra riforma in stand by sul tavolo di Palazzo Chigi è quella relativa all'Agenzia del farmaco (AIFA), con la prevista unificazione delle due commissioni tecnico-scientifiche (la Commissione consultiva tecnico-scientifica vera e propria e il Comitato prezzi e rimborso, nominate con decreto del ministro della Salute) – che nel frattempo potrebbero essere ulteriormente prorogate oltre la scadenza del 15 ottobre – e l'istituzione di due Direttori generali.

È difficile invece fare previsioni sul cosiddetto Decreto tariffe, senza il quale non si potrà procedere all'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA): il provvedimento è stato criticato dalle Regioni ed è in fase di revisione al ministero della Salute, ma è possibile che se ne occupi alla fine il prossimo Governo.

 

Malattie rare e ricerca

Anche i decreti ministeriali per l’aggiornamento dell'elenco delle malattie rare, l'istituzione del comitato nazionale malattie rare e la definizione delle modalità di utilizzo del credito d'imposta per i progetti di ricerca e sviluppo sono in mezzo al guado, come pure il piano oncologico nazionale, con le linee programmatiche per la prevenzione e lotta contro il cancro per il quinquennio 2022-2027 da determinare e approvare.

Il cosiddetto "Sunshine act" sulla trasparenza (che obbliga i medici a dichiarare pubblicamente qualsiasi contributo ricevuto da aziende del farmaco e della sanità) attende anch'esso che il ministero della Salute pubblichi i decreti attuativi per la costituzione del registro “Sanità trasparente”, le cui modalità di funzionamento sono ancora da determinare.