CRC: il DNA tumorale circolante dimostra valore nel monitoraggio dei pazienti

  • JAMA Oncol

  • Jim Kling
  • Univadis Clinical Summaries
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Conclusioni

  • La valutazione longitudinale del DNA tumorale circolante (circulating tumor DNA, ctDNA) consente l’individuazione precoce della recidiva e può essere utilizzata per monitorare l’efficacia della chemioterapia adiuvante (adjuvant chemotherapy, ACT) nei pazienti con tumore del colon-retto (colorectal cancer, CRC) in stadio I–III.

Perché è importante

  • L’individuazione precoce della recidiva e la selezione dei pazienti per l’ACT sono esigenze insoddisfatte importanti.

Disegno dello studio

  • Studio prospettico multicentrico di 125 pazienti.
  • Sono stati prelevati campioni di plasma (n=829) prima del trattamento chirurgico, il giorno 30 postoperatorio e ogni tre mesi per un massimo di 3 anni.
  • Finanziamento: Danish Council for Independent Research; Danish Council for Strategic Research; Novo Nordisk Foundation; Danish Cancer Society.

Risultati principali

  • Tasso di recidiva del 19,2% durante un follow-up mediano di 12,5 mesi.
  • L’88,5% dei pazienti presentava ctDNA preoperatorio rilevabile.
  • L’analisi del ctDNA ha individuato 14 recidive su 16 (87,5%).
  • I pazienti positivi per ctDNA possedevano una probabilità 7 volte maggiore di recidiva 30 giorni dopo l’intervento chirurgico, prima dell’avvio dell’ACT (HR: 7,2; P
  • Dopo l’ACT lo stato ctDNA-positivo era associato a un rischio molto maggiore di recidiva (HR: 17,5; P
  • Dopo la terapia definitiva i pazienti ctDNA-positivi presentavano una probabilità molto maggiore di subire una recidiva (HR: 43,5; P
  • Il monitoraggio seriale del ctDNA ha rivelato la recidiva una media di 8,7 mesi (intervallo: 0,8–16,5 mesi) prima rispetto alla diagnostica per immagini radiologica standard di cura.
  • Il ctDNA ha rivelato potenziali mutazioni bersaglio (“azionabili”) in 9 campioni analizzati su 11.

Limiti

  • Campione piccolo.
  • Studio non randomizzato.