Nebbia mentale in metà casi persiste dopo 1 anno da Covid, studio italiano

  • Univadis
  • Attualità mediche
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Milano, 28 mar. (Adnkronos Salute) - Dopo un anno dal Covid, la 'nebbia' che avvolge la mente di molti ex pazienti si dirada senza però sparire. Uno studio su 76 ricoverati all'ospedale San Paolo di Milano per infezione da Sars-CoV-2, sottoposti a diverse terapie con ossigeno in base alla gravità della malattia, mostra che il 63% ha manifestato un disturbo/deficit cognitivo 5 mesi dopo le dimissioni e che nel 50% il problema persisteva anche dopo 12 mesi. Il lavoro, condotto dal Centro di ricerca 'Aldo Ravelli' dell'università Statale meneghina e dal San Paolo, in collaborazione con l'Istituto Auxologico italiano Irccs, è pubblicato sull''European Journal of Neurology'.

"Il nostro studio conferma e amplia i risultati di studi precedenti, dimostrando che i deficit cognitivi come il rallentamento mentale e le difficoltà di memoria possono essere osservati anche dopo un anno dal contagio e potrebbero interferire con il lavoro e la vita quotidiana", spiega la coordinatrice della ricerca, Roberta Ferrucci, docente UniMi di Psicobiologia e Psicologia fisiologica. L'esperta sottolinea la necessità di "interventi di riabilitazione, in particolare sui pazienti più giovani che potrebbero avere implicazioni sociali e lavorative significative, e sperimentare un aumento dell'affaticamento mentale e dello stress".

"Il dato che emerge dal nostro studio - rimarca Alberto Priori, direttore della Clinica neurologica dell'ateneo presso il polo universitario ospedale San Paolo - mette in evidenza la necessità di valutare attentamente la progressione a lungo termine sia dei disturbi fisici che cognitivi nei pazienti post Covid-19. Per questo presso l'ospedale San Paolo è stato attivato un ambulatorio specialistico/specifico per il Long Covid". Vincenzo Silani, direttore del Dipartimento di Neurologia della Statale presso l'Istituto Auxologico, conferma "la necessità di continuare lo studio del Long Covid, per l'imprevedibile possibile impatto anche sul disegno di nuove strategie terapeutiche per questi pazienti".