Covid, meno persone curate da servizi salute mentale e ricoveri più lunghi

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Roma, 10 ott. (Adnkronos Salute) - Diminuiscono nel nostro Paese le persone prese in carico dai servizi dedicati alla salute mentale: erano 164 ogni 10mila residenti nel 2019, 143 nel 2020, 125 nei primi sei mesi del 2021, complice, negli ultimi due anni, la chiusura di alcuni servizi convertiti temporaneamente in reparti Covid-19. Calano anche le dimissioni dalle strutture residenziali: nel primo semestre del 2021 quasi nessuno è stato dimesso. Questa la fotografia scattata dall’indagine del Centro di riferimento per le scienze comportamentali e la salute mentale dell’Istituto superiore di Sanità (Iss), con il supporto del ministero della Salute.

Indagine che, con il finanziamento dello stesso ministero, ha dato avvio a una rete permanente di Dipartimenti di salute mentale: rete 'sentinella' per il monitoraggio tempestivo dei bisogni di salute, in modo da aiutare i decisori pubblici nelle scelte di programmazione sanitaria, anche oltre l’emergenza Sars-Cov-2. Dai dati si intravedono, in ogni caso, segnali di progressiva uscita dei servizi dall’emergenza pandemica, con l’aumento delle visite psichiatriche e psicologiche tra gennaio e giugno 2021. Incrementati anche gli interventi da remoto o in modalità mista che nell’emergenza hanno consentito di mantenere la continuità assistenziale.

La ricerca - disponibile da oggi, in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, in un Rapporto Istisan - ha coinvolto 37 Dipartimenti di 16 Regioni equamente distribuiti sul territorio italiano e si è articolata nel monitoraggio mensile dei servizi di salute mentale in corso di pandemia Sars-Cov-2. Con un focus su alcuni indicatori di attività dei servizi e sulle loro variazioni nel tempo e nelle diverse aree geografiche, quali: la dotazione e le tipologie di personale, le attività ospedaliere, residenziali e semiresidenziali e le prestazioni dirette alla persona inclusi gli interventi da remoto.

"La nostra analisi - dichiara Gemma Calamandrei, direttrice del Centro di riferimento per le scienze comportamentali e la salute mentale dell’Iss -restituisce una fotografia dei dipartimenti di salute mentale nei primi sei mesi del 2021 alle prese con carenze croniche precedenti il periodo emergenziale, sia in termini di risorse umane che economiche, e di fronte al prevedibile aumento della domanda di cura in seguito all’impatto della pandemia. Proprio da questa indagine muove i primi passi una rete 'sentinella' di Dipartimenti che verrà consolidata attraverso la formazione degli operatori nel campo dell’epidemiologia clinica e lo sviluppo di una piattaforma digitale per la raccolta dei dati sul funzionamento dei servizi, che saranno in tal modo maggiormente coinvolti nella definizione e nella valutazione di indicatori di qualità dell’assistenza. Occorre, infatti ripartire dai servizi territoriali per arrivare a una salute mentale di comunità".

Analizzando alcuni dati, quali la diminuzione delle dimissioni da strutture residenziali (dato già presente 2020 rispetto al 2019 ma ulteriormente accentuata nei primi sei mesi del 2021), secondo il Report, ciò suggerisce che queste strutture possano funzionare più da 'case per la vita' che da tappe di un più articolato itinerario riabilitativo. E ancora: risulta un progressivo aumento deli interventi da remoto o comunque delle modalità ibride di presa in cura, che nell’emergenza hanno consentito di mantenere la continuità assistenziale. Modalità, quali la cosiddetta telepsichiatria, di fatto legittimata dall'emergenza è un territorio ancora largamente inesplorato che merita grande attenzione attraverso un adeguato monitoraggio degli esiti.

Per quanto riguarda il resto del mondo un recente rapporto dell’Organizzazione mondiale della Sanità indica che nel mondo soltanto il 30% dei servizi di salute mentale per l’età evolutiva o gli adulti sono stati disponibili senza interruzioni durante i primi mesi della pandemia, e che meno del 40% dei servizi per la salute mentale perinatale hanno funzionato regolarmente. L’importanza di un approccio alla salute mentale incentrato sulla comunità e il coinvolgimento delle persone con esperienza vissuta e delle loro famiglie nel processo di cura e recupero saranno i principali temi al centro del prossimo Global Mental Health Summit in programma il 13-14 ottobre 2022 a Roma.