Covid, medici e pediatri di famiglia: "Incomprensibile certificato per dad"

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Roma, 6 apr. (Adnkronos Salute) - "Una nuova spada di Damocle incombe sull’assistenza sanitaria ai cittadini erogata dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, un pasticcio burocratico che rischia di scaricare sui medici un ulteriore carico di adempimenti a causa di una certificazione incomprensibile nella ratio quanto nella sua attuazione pratica". Lo denunciano la Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) e la Federazione dei medici pediatri (Fimp) in riferimento alla circolare 410 che, in coda al punto 2, riporta esattamente e letteralmente quanto disposto dal comma 4 dell’articolo 9 del Dl 24 del 24 marzo scorso.

"Posta in questo modo – spiegano il segretario generale di Fimmg Silvestro Scotti e il presidente nazionale di Fimp Antonio D’Avino - la circolare dispone che gli alunni delle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado e del sistema di istruzione e formazione professionale che sono in isolamento in seguito alla positività al Covid, possono seguire l’attività scolastica nella modalità della didattica digitale integrata (Ddi). La cosa incomprensibile è che lo stesso comma stabilisce che questo può avvenire 'su richiesta della famiglia o dello studente, se maggiorenne, accompagnata da specifica certificazione medica attestante le condizioni di salute dell’alunno medesimo e la piena compatibilità delle stesse con la partecipazione alla didattica digitale integrata'”.

“I medici, non si capisce su che base – proseguono Scotti e D’Avino – dovrebbero certificare questa piena compatibilità. Peraltro, o esponendosi essi stessi al rischio di un contagio, trattandosi di pazienti positivi al Covid; o certificando senza visitare il paziente, il che è impossibile perché si commetterebbe un falso ideologico. Se ogni medico è pronto ad esporsi al rischio di contagio per visitare un paziente, è impensabile che questo avvenga per adempiere ad un atto burocratico peraltro inutile”.

Sotto il profilo deontologico e medico-legale - si lege in una nota - la Fimmg e la Fimp si interrogano sul valore e la possibilità di una certificazione medica che possa attestare, in una sindrome patologica estremamente variabile, soggettiva e suscettibile di improvvise e non prevedibili evoluzioni, la richiesta “compatibilità delle condizioni di salute di questi alunni in isolamento con la partecipazione alla Ddi”.

Al medico di famiglia o al pediatra di libera scelta non spetterebbe inoltre l’attestazione della positività all’infezione da Sars-Cov-2 (del resto inutile, visto che si parla di “alunni in isolamento in seguito all’infezione”), quanto alla “compatibilità delle condizioni di salute di questi alunni in isolamento con la partecipazione alla Ddi”. Dunque, una misura che non riguarda la salute pubblica o il contenimento della diffusione del contagio epidemico (già salvaguardati dalla misura dell’isolamento domiciliare), bensì la compatibilità delle condizioni cliniche dell’alunno in isolamento domiciliare con la partecipazione alla didattica digitale integrata. "Difficile, per usare un eufemismo, comprendere la ratio sulla base della quale il medico dovrebbe certificare questa compatibilità", prosegue Scotti. "Forse l’unica è quella di giustificare l’assenza dello studente, anche se in realtà lo studente o la famiglia possono tranquillamente non richiedere la partecipazione alle lezioni integrate".

Critico anche il profilo economico per le famiglie, che sarebbero esposte a una spesa ingente per ottenere una certificazione medica che appare francamente inutile, e che avrebbe come unico effetto quello di sovraccaricare con carte e ulteriore burocrazia i medici chiamati a certificare. Per questo, Fimmg e Fimp hanno scritto al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e per conoscenza al ministro della Salute Roberto Speranza, oltre che alla Fnomceo, per chiedere una indispensabile revisione del testo del comma 4 dell’articolo 9 Dl 24 marzo 2022. "Dobbiamo evitare che ancora una volta a pagarne le spese siano i medici e i cittadini - conclude Scotti - i primi costretti a sacrificare tempo alle visite dei propri assistiti, e i cittadini, costretti ad attese estenuanti e spese del tutto inutili".