COVID-19 – Vaccini a mRNA efficaci anche con omicron

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
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Messaggi chiave

  • In una popolazione di oltre 2,2 milioni di persone che avevano ricevuto due dosi di vaccino a mRNA anti-SARS-CoV-2, coloro che hanno ricevuto un’ulteriore dose (booster) avevano un’incidenza di infezione sintomatica dovuta alla variante omicron più bassa rispetto a chi aveva completato solo il ciclo primario.
  • Nei confronti della variante omicron la protezione contro l’infezione sintomatica era quasi dimezzata rispetto a quella osservata nei confronti della variante delta.
  • La protezione contro l’ospedalizzazione e la morte rimaneva però alta.

 

In un articolo che si è guadagnato le pagine del prestigioso New England Journal of Medicine un gruppo di ricercatori del Qatar presenta l’esperienza nazionale in fatto di vaccini a mRNA contro il coronavirus SARS-CoV-2. Prendendo in esame una popolazione di oltre 2,2 milioni di persone che avevano completato il ciclo vaccinale con il vaccino di Pfizer-BioNTech o quello di Moderna, i ricercatori hanno dimostrato che la dose di richiamo dimezzava la probabilità di contrarre un’infezione sintomatica dovuta alla variante omicron. Il grado di protezione era notevolmente più basso di quanto riscontrato per la variante delta. Rimaneva invece superiore al 75% la protezione contro l’ospedalizzazione e il decesso.

La coorte analizzata comprendeva 2.239.193 persone. I ricercatori hanno confrontato il gruppo di coloro che avevano ricevuto la dose booster (con lo stesso vaccino usato per il ciclo primario) con altrettanti individui che non avevano ricevuto il booster, selezionati in base a una concordanza sociodemografica. Il follow-up, coincidente con l’ondata della variante omicron, era di 35 giorni.

Per quanto riguarda il vaccino di Pfizer-BioNTech (BNT162b2), quasi 1,3 milioni di persone avevano completato il ciclo primario e circa 280.000 avevano ricevuto la dose booster. Tra i vaccinati con BNT162b, l’incidenza cumulativa dell’infezione sintomatica da variante omicron era 2,4% (95%CI 2,3-2,5) con il booster e 4,5% (4,3-4,6) senza booster. L’efficacia contro l’infezione sintomatica era 49,4% (47,1-51,6), un valore decisamente più basso rispetto a quello osservato con la variante delta (86,1% [67,3-94,1). L’efficacia contro i ricoveri per Covid-19 e i decessi era 76,5% (55,9-87,5).

Il vaccino di Moderna (mRNA-1273) era stato somministrato a più di 890.000 persone, quasi 93.000 delle quali aveva ricevuto la terza dose. Tra i vaccinati con mRNA-1273, l’incidenza cumulativa dell’infezione sintomatica da variante omicron era 1,0% (95%CI 0,9-1,2) con il booster e 1,9% (1,8-2,1) senza booster. L’efficacia contro l’infezione sintomatica era 47,3% (40,7-53,3). “L’efficacia del booster BNT162b2, rispetto a quella delle due dosi primarie, era leggermente superiore a quella del booster mRNA-1273 – rimarcano gli autori dello studio – Questo potrebbe essere spiegato dall’efficacia di base più elevata e da un decadimento più lento dell’efficacia dopo la seconda dose del vaccino mRNA-1273”. Non è stato possibile calcolare la protezione contro i ricoveri per Covid-19 e i decessi perché non si sono verificati casi tra coloro che avevano ricevuto il booster e sono stati registrati solo 3 casi tra coloro che avevano completato il ciclo primario.

“I casi di Covid-19 severo erano rari sia nella coorte col booster che in quella senza booster nonostante un grande numero di infezioni. Ciò indica una durata della protezione vaccinale contro l’ospedalizzazione e il ricovero parecchi mesi dopo la somministrazione della seconda dose – commentano gli autori dello studio – In un contesto di espansione globale della variante omicron e di diminuzione dell’incidenza della variante delta, questi risultati potrebbero suggerire che la strategia a lungo termine per la risposta globale sia lo sviluppo e la somministrazione di una nuova generazione di vaccini a più ampio spettro piuttosto che la ripetuta somministrazione di booster con i vaccini già esistenti. Dei vaccini pan-coronavirus andrebbero a coprire una vasta gamma di varianti di SARS-CoV-2 esistenti e future”.